Duello mortale tra vigili Fredda il capo e si uccide

L'omicida si sentiva perseguitato. È entrato in ufficio e ha sparato al cuore del suo superiore

Paola Fucilieri

Milano Qualcuno parlerà di tragedia annunciata, di lutti che si sarebbero potuti evitare, di pistole impugnate da mani non affidabili, gestite da menti ormai troppo fragili o comunque debilitate da pensieri ossessivi. Di sicuro erano in molti a sapere che Massimo Schipa, 52 anni, agente della polizia locale a San Donato Milanese, era considerato un uomo un po' alla deriva. Convinto com'era (a ragione?) che al comando di via Cesare Battisti i vertici ce l'avessero con lui, lo avessero preso di mira, addirittura mobbizzato. Ieri la negatività assoluta che rimbalzava a singhiozzo ma sistematica nella mente del «ghisa» da un po' di anni, ha preso il sopravvento. Intorno alle 15 l'agente è salito al secondo piano ed è entrato nell'ufficio del suo attuale vice comandante, Massimo Iussa, 49 anni. I due non hanno litigato, no. Appena chiuso l'uscio dietro le sue spalle Schipa ha estratto e puntato la sua Beretta calibro 9 contro il superiore seduto alla scrivania, mirando al cuore. Dopo lo sparo l'agente della polizia locale ha avvicinato l'arma a una tempia, schiacciando ancora una volta il grilletto. Schipa, in fin di vita e Iussa, gravemente ferito, sono stati portati d'urgenza al Policlinico dove però sono morti poco dopo il loro arrivo.

Una tragedia violentissima, ma soprattutto inimmaginabile. Che in una località tranquilla come San Donato, dove tutti conoscono tutti, assume dimensioni gigantesche.

Nel comune a sud di Milano Massimo Iussa godeva di grande stima, al punto che in molti, moltissimi, si aspettavano che fosse lui il prossimo comandante della polizia locale. Friulano di Gemona del Friuli (Udine), Massimo Iussa abitava a Lodi con la moglie, un'impiegata del Comune di San Donato, conosciuta proprio sul lavoro (la sede del municipio è proprio nello stesso stabile dove c'è il comando dei vigili, ndr) e che aveva sposato da qualche anno. Nel 2007, durante l'ultimo giorno di campagna elettorale, Iussa era rimasto vittima di un'aggressione in un mercato locale. Intervenuto infatti con un collega per sedare una rissa tra due automobilisti e il conducente di un furgone impegnato proprio nella propaganda in vista delle elezioni, proprio nel tentativo di dividere i contendenti i due vigili erano stati colpiti alla testa con una catena ed avevano riportato entrambi un grave trauma cranico.

Originario del leccese ma residente con la moglie e il figlio 23enne a San Donato Milanese, Massimo Schipa aveva decisamente un'altra tempra. Da circa sei anni, cioè più o meno da quando Iussa era diventato vicecomandante, l'agente continuava a chiedere il trasferimento o la mobilità che il comandante però, pare avesse deciso di non concedergli. Tutti al comando di via Cesare Battisti sapevano che l'agente si lamentava in continuazione dei suoi turni di lavoro. Come se qualcuno avesse deciso di prenderlo di mira, di penalizzarlo consapevolmente.

«I turni peggiori capitano a me» era il suo refrain. E Iussa, che in qualità di vicecomandante rappresentava la figura che poteva «mediare» con i vertici, secondo Schipa evidentemente non doveva aver fatto abbastanza per perorare la sua causa. Mercoledì, il giorno prima della tragedia, Schipa si era fatto accompagnare al comando dalla moglie, impiegata ai servizi sociali, per pregare nuovamente di essere trasferito. Una richiesta che gli era ripiombata indietro come una palla di cuoio lanciata contro un muro di gomma. Un rifiuto che lui non poteva più sopportare.