E il 73% dei commercianti chiede pene più severe

Roma L'Italia sarà anche un paese più sicuro rispetto al passato, come sostiene da tempo il ministro dell'Interno Angelino Alfano. Ma il mondo del commercio - osservatorio privilegiato da questo punto di vista - non la pensa così . Un'impresa su tre percepisce un peggioramento generale dei propri livelli di sicurezza rispetto all'anno scorso. Solo il 6% dei commercianti ha una visione ottimistica. E non è un caso. Secondo un'analisi di Confcommercio sui fenomeni criminali, realizzata in collaborazione con Gfk Eurisko e presentata in occasione della giornata della legalità, il 10% dei commercianti ha avuto una esperienza diretta di estorsione. Il 22% di questi ha accettato di pagare. La situazione è particolarmente grave nel Mezzogiorno, dove il 32% ha avuto una esperienza diretta o indiretta di estorsione. In crescita - ha spiegato il direttore del centro studi di Confcommercio Mariano Bella - i furti (per il 57% delle imprese) e i crimini come l'abusivismo, la contraffazione e le rapine (in aumento per circa il 50% degli imprenditori). Più contenuta ma molto significativa (tra il 15% e il 25%) è anche la crescita dei reati tipicamente collegabili alla criminalità organizzata come usura, estorsioni e tangenti negli appalti. Il risultato è che il mondo del commercio chiede iniziative più efficaci. Il 73%, secondo il sondaggio realizzato su un campione di 6.782 intervistati, chiede un inasprimento delle pene. L'illegalità si fa sentire anche come concorrenza sleale ed è, secondo Confcommercio, una «tassa» da 27 miliardi di euro l'anno, pari al 7,1% dell'intero fatturato e che mette a rischio 263 mila posti di lavoro. Solo l'abusivismo toglie alle imprese otto miliardi di euro, ai quali vanno aggiunti i 5,2 del turismo. Subito dopo. Le spese per difendersi dai criminali comuni superano i 5 miliardi all'anno, il taccheggio (4,9 miliardi) e la contraffazione (3,3 miliardi). Il tasso della criminalità rischia di rovinare la ripresa, che Confcommercio crede sia in corso. «Il tempo della crisi sembra alle spalle e, nonostante ci sia l'incognita del dopo Parigi, il 2016 dovrebbe caratterizzarsi come l'anno della ripresa. Ma c'è una crisi che invece di allontanarsi, resiste pervicacemente: è quella del deficit di legalità nel nostro Paese», ha spiegato il presidente della confederazione Carlo Sangalli. Presenti alla giornata della Legalità promossa da Confcommercio, i ministri dell'Interno e della Giustizia, Angelino Alfano e Andrea Orlando. Alfano ha ricordato i risultati della lotta alla contraffazione. Orlando ha messo in guardia da chi «specula sulla paura». Almeno un terzo degli imprenditori, avrà qualcosa da ridire