E anche Syriza si spacca sul referendum

Quattro ministri chiedono la testa di Varoufakis, difeso dell'ala dura del partito

da Atene

Mentre i bookmakers inglesi danno il sì a 1,33 e il no a più del doppio (3,00) la domanda che circola con insistenza in Grecia è: e se tutto tornasse in discussione a soli quattro giorni dal gong? Sul referendum proposto da Alexis Tsipras per domenica prossima, ecco l'ombra di un accordo in extremis a Bruxelles e quella di un piano B, con protagonisti il capo dello Stato Procopios Pavlopoulos e le opposizioni a supportare i profili di incostituzionalità.

Dal partito di Theodorakis, To Potami, sono partite ieri le bordate al governo. «Stanno stampando dracme», ha accusato il deputato Theokaris, ma il vice ministro delle finanze Mardàs ha subito smentito («mi sarei già dimesso»), sostenuto da una nota infuocata del portavoce governativo Sakellaridis: «Solo fantascienza».

L'orientamento di Syriza, in questo frangente, non è scontato. Secondo alcune fonti parlamentari la riunione di ieri in seno al governo sarebbe finita con la richiesta a Tsipras da parte di quattro ministri di far dimettere l'estroso Yanis Varoufakis. Le sue posizioni, integraliste, sono però difese dallo zoccolo più radicale del partito, che fa riferimento al cenacolo culturale Iskra vicino al ministro dell'energia Panagiotis Lafazanis, quello per intenderci che cura i rapporti con Mosca. Una seconda fazione, più conciliante e contraria al referendum, starebbe invece premendo sul premier caldeggiando posizioni maggiormente malleabili.

Intanto la pancia del Paese è sempre più divisa in fazioni. Ieri, mentre in piazza scendevano i pro Euro, c'è stato un lungo e accorato appello di trenta tra i più illustri economisti greci per invitare a votare sì. Secondo i firmatari, tra cui spiccano Marios Angeletos del Mit, Costas Azariadis della Washington University di St. Louis e Dimitris Vagianos della London School of Economics, solo in questo modo si colmerà il gap che separa la Grecia dai Paesi europei sviluppati. Mentre il «no» avrebbe conseguenze devastanti.

«In cinque mesi questo governo ha finito di distruggere l'economia greca - dice al Giornale Charalambos Anthopoulos, docente di diritto costituzionale all'Università di Patrasso - non solo si punta a confondere le idee dell'elettorato con un quesito posto male, ma lo stesso referendum è palesemente incostituzionale». Lo scenario dell'annullamento del referendum, però, sembra un'idea che il governo greco non considera. «Come può considerarla - si chiede Danai Dasopoulou, giornalista di Protothema - dal momento che il governo stesso lo ha promosso con unico tentativo di buttare la palla nel campo del popolo greco, senza chiarire il quesito?».

Intanto anche lo sport si fermerà da sabato sino a lunedì, a causa del referendum. Sempre che le Cariatidi, nel frattempo, non facciano cambiare idea a qualcuno.

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