Da un anno Torino indaga su 15mila società

In corso l'inchiesta per riciclaggio. Panama però rimane un fortino

Roma - La Procura di Torino indaga da un anno su 15.000 società panamensi che fanno capo allo studio legale Mosack & Fonseca. Dietro queste società potrebbero celarsi anche altri cittadini italiani, forse nomi nuovi oppure proprio quelli già presenti nella lista degli 800 detentori di conti off-shore. Sono questi i nomi che ora sta cercando di acquisire il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Torino al quale la Procura ha delegato tutti gli accertamenti necessari. Il filone italiano dei Panama Papers ha mosso il primo passo grazie all'individuazione di un medico delle Molinette di origine iraniana, che si era finto invalido. L'uomo si era rivolto proprio allo studio Mossack & Fonseca per mettere al sicuro 100.000 euro, parte dei 400.000 ottenuti in modo illecito dall'Inail e dalle assicurazioni prima di essere arrestato e poi condannato in primo grado per truffa ai danni dello Stato a 5 anni e nove mesi di reclusione. A quel punto sono partiti altri accertamenti e sono stati individuati movimenti finanziari sospetti di un cittadino torinese che avrebbe occultato introiti per migliaia di euro tramite una di queste società panamensi. Una volta agganciato il sospetto l'indagine si è allargata e nel mirino degli inquirenti sono finite le 15.000 società sulle quali sta eseguendo accertamenti il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza. Riciclaggio e autoriciclaggio (nuova fattispecie di reato in vigore dal 1 gennaio 2015) sono le ipotesi di reato avanzate dalla Procura ma gli accertamenti affidati alla Guardia di Finanza devono fare i conti con la difficoltà di ottenere informazioni da uno dei pochi paradisi fiscali rimasti insieme a Dubai. Le principali piazze off-shore mondiali, (Montecarlo Lussemburgo ma anche Singapore) hanno progressivamente aderito ad accordi simili a quelli siglati anche con la Svizzera rinunciando in sostanza al segreto bancario. Dal 2018 con ci sarà uno scambio automatico di informazioni bancarie con la confederazione. Panama per ora resta fuori da questi accordi. Ottenere informazioni per la Guardia di Finanza non è agevole. L'accordo con Panama all'esame delle Camere prevede uno scambio di informazioni ma soltanto a richieste ed a partire dal 2017. Dunque nulla da fare per i Panama Papers. I contribuenti che non hanno aderito alla voluntary disclosure, l'opportunità offerta dal governo per regolarizzare eventuali conti all'estero ma che non prevede proroghe, potrebbero dover pagare multe superiori all'ammontare del capitale occultato. Oltre alle pesantissime sanzioni economiche il contribuente disonesto potrebbe anche incorrere nell'accusa di autoriciclaggio, con la quale si punta a punire la condotta di riciclaggio messa in atto da colui che ha commesso o concorso a commettere il reato presupposto dal quale derivano i proventi illeciti.

Commenti
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bandog

Ven, 08/04/2016 - 11:19

Da un anno Torino indaga su 15mila società...e l'agenzia delle entrate controlla puntigliosamente..i piccoli e piccolissimi, artigiani,commercianti e lavoratori autonomi...