E gli azzurri puntano sulla coalizione del No. "Una vittoria riunirebbe tutto il centrodestra"

All'iniziativa dei deputati forzisti presenti anche fittiani e Rampelli di Fdi

Roma - Il referendum come collante e come officina per ritrovare l'armonia interna al centrodestra. Forza Italia si ritrova al Teatro Capranichetta al convegno «Quale centrodestra? Referendum? Certamente No!», organizzato da Fabrizio Di Stefano insieme ad altri deputati - Pietro Laffranco, Alberto Giorgetti, Paolo Russo, Basilio Catanoso, Roberto Occhiuto e Carlo Sarro - decisi a promuovere iniziative con cui favorire il dialogo e il confronto nel partito. Una iniziativa dal basso che sta prendendo quota con il pieno appoggio del capogruppo Renato Brunetta e si sta allargando al resto del centrodestra, come dimostra la presenza dei fittiani e di Fabio Rampelli.

Il leit-motiv è proprio quello dell'unità, della ferma opposizione a Matteo Renzi contro ogni fantasma del Nazareno. «Non tutto quello che viene dopo è positivo» dice Di Stefano a proposito della tentazione di cambiare per cambiare, senza entrare nel merito della riforma. «Sono felice che il centrodestra tutto stia recuperando il suo spirito di iniziativa». Altero Matteoli fa notare che «se vince il No, vince anche il partito». Renato Brunetta fa prima autocritica: «Quando decidemmo di appoggiare Monti spaccammo il centrodestra». Poi guarda ai pericoli del renzismo, con lo strapotere mediatico del premier, «strabordante su Rai, tv private e giornaloni». Un motivo ulteriore per gridare che «mai più il centrodestra deve presentarsi diviso, il referendum è lo spartiacque di questa fase politica», con la «vittoria del No chiuderemo finalmente la parentesi golpista Monti-Letta-Renzi». Anche Pietro Laffranco non ha dubbi: «Il nostro No alle cattive riforme costituzionali è anche un no chiaro al governo Renzi che in due anni non ha risolto un solo problema degli italiani». Dello stesso avviso Gianni Alemanno: «Se il centrodestra è unito, possiamo vincere. Guardate cosa è successo a Roma dove le nostre divisioni hanno mandato al ballottaggio Giachetti con la più bassa percentuale della storia della Capitale».

Mariastella Gelmini si prepara alla «mobilitazione finale», perché Renzi «è pronto a scassare i conti dell'Italia pur assicurarsi la sopravvivenza politica. Ma non può continuare a raccontare balle, gli italiani hanno capito». Maurizio Bianconi, dei Conservatori e Riformisti, entra nel merito di una riforma «pericolosissima». «Ci hanno gabellato dicendoci che il Senato non conterà niente mentre al contrario regalerà una golden share a Renzi. Il Senato non viene abolito, ha competenze che possono bloccare il lavoro di chi vince le elezioni. In sostanza la Camera resta al popolo, il Senato viene assegnato in pianta stabile al Pd». E Nunzia De Girolamo invita al «rispetto della Costituzione, perché si conosce la Costituzione che si ha, non si è mai sicuri di quella che si avrà». E conclude: «Il nostro No è anche un no a Renzi perché questo è anche un referendum su un premier illegittimo».