E Cirino Pomicino fa da spin doctor alla fronda Pd

RomaUna volta adocchiava gli scontenti del Pdl e li indirizzava verso l'Udc di Pier Ferdinando Casini. Oggi invece si è trasformato nello «spin doctor» della minoranza del Pd. Paolo Cirino Pomicino, che nella Dc è stato in minoranza e in maggioranza, in questi giorni ha incontrato Stefano Fassina e Alfredo D'Attore. Non proprio un summit top secret . Ieri l'altro, i tre hanno pranzato in una nota osteria della Capitale («Osteria del Vantaggio»), a pochi passi da Montecitorio. Una di quelle location in un cui si consumano le strategie del Palazzo. In cui si fanno e si disfano gli accordi stipulati prima nelle segreterie. «Ma quale - dissimula il vecchio dc - ci siamo trovati nello stesso posto. Ero da solo. A quel punto D'Attorre e Fassina mi hanno detto “se ti vuoi accomodare...”».

In realtà sono stati visti arrivare insieme. Una scena che ha lasciato di sasso i commensali degli altri tavoli. Tanto è vero che lo stesso Pomicino ha subito ironizzato: «Adesso che ci vedono insieme chissà cosa penseranno». Una colazione durata più di un'ora, con Pomicino a far da maestro. Al centro l'attualità politica, le difficoltà sulla scuola dell'esecutivo di Matteo Renzi, e le regionali del 31 maggio. E chissà se tra gli argomenti a tenere banco non ci sia stata anche la Liguria. «A Genova ci possiamo riprendere la ditta», mormorano dall'opposizione interna al Pd. Nei capanelli del Transatlantico questo modello di sinistra ha già un nome: «La sinistra jeans». È da lì che ripartirà la riscossa della minoranza interna al Nazareno. Il cappotto («vinceremo 7 a 0 e confineremo in un angolo i gufi»), che il premier ha evocato in queste settimane, non sembra essere dietro l'angolo. Nei sondaggi l'outsider Luca Pastorino, sostenuto da Sel, dalla sinistra radicale e da una parte della ex «ditta», tallona la vincitrice della discusse primarie Raffaella Paita, e veleggia con percentuali da doppia cifra. «La verità è che la Liguria è diventata il loro incubo, li spaventa più dei professori e della riforma della scuola», rivelano i ribelli del Pd. Una regione in cui Renzi ha messo la faccia spendendo in prima linea il ministro Maria Elena Boschi. E in cui ritornerà per ben due volte. Ma la «sinistra jeans» non si arrende. Anzi, prende coraggio: «È l'ultima occasione per disarcionare Matteo. Sarà la nostra Lepanto». D'altronde, un buon risultato di Pastorino, e quindi dell'ala civatiana, prefigurerebbe una sfida aperta. Al punto che c'è chi dice che all'indomani delle regionali la minoranza interna al Pd lancerebbe la sua corsa per togliere la leadership della segreteria. Ma nel caso di un risultato eclatante i dissidenti oserebbero ancora di più: un numero consistente di deputati potrebbe lasciare il gruppo Pd. A cominciare da Stefano Fassina. Passato l'innamoramento nei confronti di Maurizio Landini, oggi il leader che sembra destinato a guidare questa sinistra in cerca d'autore è soltanto uno: Giuliano Pisapia. Che ieri sera a Otto e mezzo ha ricevuto la benedizione del partito di Repubblica , per voce del suo direttore Ezio Mauro.

Twitter: @GiuseppeFalci