E le donne Chanel sfilano in corteo

Boulevard Chanel si intitolava la sfilata della Maison di rue Cambon per la primavera-estate 2015. E un vero arioso boulevard haussmanniano, facciate urbane trés bourgeois ritmate da balconi, portali e bow window, quella certa aura négligé e chic che solo a Parigi, perfino un illusorio impiantito stradale sapientemente consunto, lasciavano proprio stupefatti, entrando nella nef vetrata e invasa da una luce bianca e quasi estiva del Gand Palais. Karl Lagerfeld, con la sua consueta capacità metamorfica e una brillante strizzata d'occhio alle esigenze di mercato, del suo peculiare mercato, rivisita con estro decisamente giovane, colorato e décontracté il classico vocabolario di chez Chanel, allunga e destruttura le canoniche giacche care a Coco e fa salire l'orlo dei pantaloni, osa cromie vivide e fluo, sovrapposizioni materiche e textures mélangées inedite, miscela gessati in neoprene, tartan a delicato contrasto e candide camicie romantiche e virginali, dalle collarette smerlate duplici e importanti, quasi rubate alla pittura secentesca fiamminga o a un'intima memoria impressionista. Assai centrati gli accessori, le stringate-sandalo, tacchi bassi, le borse, gli stivali dai solari toni sfumati tra Miro e Rothko, gli accrocchi di catene, sautoirs di perle e logo-charms, oltre ai bellissimi occhiali di microscopiche sfere nere metalliche. Un'idea di Chanel molto young e possibile, declinata appunto su un lusso che finalmente pretende di uscire in strada. Non a caso la passerella si chiudeva su un'ipotetica manifestazione di protesta neo-sessantottardo luxe branché, con slogan eloquenti scanditi dalle mannequin che brandivano cartelli e banner del tipo «Vive la diffèrence», oppure quello finale e in fondo poetico, che recitava «Da Chanel ogni giorno è il giorno della donna».