E Fontana debutta nella tana del lupo

Primo appuntamento domani a Bergamo, la città dell'avversario Gori

Milano - «Al lavoro. Più Lombardia». Attilio Fontana lo ha trasformato nello slogan della campagna elettorale partita ieri. Ma per il candidato del centrodestra sarà anche una necessità: macinare chilometri e città, a 50 giorni dal voto regionale in cui è stato catapultato da neanche una settimana. «Stupito è un termine riduttivo» ammette parlando della chiamata leghista dopo il clamoroso passo indietro dell'uscente Roberto Maroni.

Al lavoro, dunque: «Sarà una campagna breve, soprattutto per me - riconosce scherzando - dovrò sostenerla in 50 giorni, mentre avrei potuto incontrare più gente. La prima parte sicuramente la dedicheremo all'ascolto dei cittadini». Domani sarà nella Bergamo dell'avversario Giorgio Gori (che oggi ricambia a Milano), lunedì a Monza. Domenica tornerà da aspirante governatore nella sua Varese, dove è stato sindaco per 10 anni. Ieri mattina la prima uscita al mercato di Cologno Monzese - col sindaco leghista - poi la presentazione a Milano, in una sala piena in corso Magenta, dove lo aspettava il tavolo politico dei sostenitori: sei partiti, una lista civica e tantissimi militanti. Strette di mano, selfie, i fotografi che lo chiamano: «Dottore! Dottore!». «O Attilio o avvocato», risponde. Dal palco lo chiamano «sindaco Fontana». E lui si inorgoglisce, tanto che ricorda di essere stato primo cittadino anche a Induno Olona, il suo paese. «È un onore essere chiamato sindaco. Il bravo sindaco è la persona più vicina ai propri cittadini e spesso rappresenta per loro l'ultima ancora di salvezza». È stato presidente di Anci Lombardia, ma aveva già frequentato il Pirellone da consigliere e presidente del Consiglio regionale. E i coordinatori dei partiti tracciano il ritratto di un professionista impegnato in politica ma capace di conservare un tratto di umanità e signorilità. Fontana cita Maroni, ricorda di essergli «legato da un'amicizia ultra quarantennale», e si impegna a proseguire il suo «grande lavoro». In ogni caso si tiene fuori dalle dispute interne al Carroccio: «Non voglio essere coinvolto in polemiche - risponde -, sono cose che non mi riguardano. Io sono amico di Maroni, sono amico di Salvini e quindi non dico nulla. In politica quando mai non si litiga? Sono io uno dei pochi che non litiga». Su questo autonomista moderato e istituzionale un centrodestra compatto punta per confermarsi nella «Lombardia speciale» costruita in tanti anni di governo. E intanto a sinistra si litiga ancora: Pd e «LeU» sono divisi. I sondaggi danno in testa Fontana: «Speriamo - sorride lui - Ne siamo convinti».