E gli islamici condannano l'agguato

I musulmani milanesi rispondono con chiarezza. Si dicono vicini alla vittima dell'agguato di via San Gimignano e solidali con l'intera comunità ebraica di Milano. «Se l'aggressione di ieri ha un movente religioso siamo di fronte a un gesto intollerabile» ha commentato Davide Piccardo, coordinatore del Coordinamento delle associazioni islamiche di Milano e Monza e Brianza, con migliaia di fedeli di diversa nazionalità. Il Caim conta oltre una ventina di associazioni, alcune delle quali hanno vinto il bando del Comune per la costruzione di una moschea nell'area del vecchio Palasharp. «Non possiamo tollerare che una persona che cammina per le strade di una città multietnica come Milano venga aggredita perché di religione ebraica» ha aggiunto Piccardo, che negli anni scorsi con il suo Caim ha avuto anche momenti tesi con gli esponenti dell'ebraismo milanese, tanto che le relazioni fra il coordinamento islamico e la Comunità ebraica sono ufficialmente ferme all'agosto del 2013, quando fece scalpore l'invito alla festa finale del Ramadan, all'Arena civica, di un imam che aveva nel suo curriculum dichiarazioni sul «martirio religioso».Oggi quelle polemiche sembrano lontane. E non ci sono distinguo. Un messaggio arriva anche dall'istituto islamico di viale Jenner. «Noi siamo solidali e siamo vicini a chiunque venga aggredito in questo modo, specialmente se come in questo caso fa parte di una minoranza a Milano e in Italia» dice l'architetto Abdel Hamid Shaari, storico direttore della moschea nota in città per la preghiera in strada del 2008 (e anche per un ex imam, l'egiziano Abu Imad, condannato per terrorismo). Shaari non si stupisce che qualcuno, subito dopo l'aggressione, abbia puntato il dito contro l'islam: «Noi siamo abituati: è dal 2001, dopo la caduta delle Torri Gemelle, che ci accusano di qualsiasi cosa. Noi andiamo avanti lo stesso».Una presa di posizione netta era stata chiesta, fra gli altri, anche da Gad Lerner che ha fatto parte della comunità ebraica per poi lasciarla polemicamente due anni fa. «I primi a far sentire la loro solidarietà a Nathan Graff e agli ebrei milanesi - ha detto Lerner a poche ore di distanza dall'agguato - mi auguro che siano coloro la cui religione anche fra noi è stata brandita come un coltello: i musulmani». Con altro tono le comunità islamiche sono state tirate in ballo, invece, dal segretario della Lega Nord, Matteo Salvini: «Io - ha detto Salvini - verificherei qualsiasi organizzazione islamica organizzata, riconosciuta o no, perché c'è tanta gente per bene, ma c'è anche gente che per bene non è». L'aggressione «è un atto vile, da condannare - risponde l'imam di Segrate Ali Abu Shwaima - ma «non creiamo ipotesi sul caso, non accusiamo la nostra comunità che non c'entra niente». E lo stesso Piccardo, invitando alla cautela, chiede di non «puntare il dito contro qualcuno, perché alla discriminazione si aggiunge ulteriore discriminazione, ad odio altro odio».AlGia

Commenti

routier

Sab, 14/11/2015 - 14:32

Prendono le distanze e fanno bene perché sanno benissimo che altrimenti si potrebbero svegliare alla mattina con la testa mozzata di un cavallo nel letto. (vedi il film: "il Padrino". Corleone docet)