E Matteo in difficoltà attacca Juncker

Lo scontro in Europa per nascondere i problemi su economia e conti

Roma Se l'Europa dei mercati e delle banche non sta per niente bene, nei sondaggi il Pd non mostra segni di salute. E pure Matteo Renzi «perde colpi», come ieri dichiarava il leader Uil, Barbagallo, ed è ormai opinione diffusa nel Palazzo.Sarà forse per questo che, con i chiari di luna dell'Italia affatto chiari, il premier continua a buttar la palla nel campo lontano e muover guerra all'Unione europea? Sicuramente ne è uno dei motivi, considerato che anche l'attività parlamentare è stata mediaticamente spostata su un tema assai poco concreto, quale quello delle unioni di fatto, mentre la crisi economica si appresta a ridiventare recessione e la crisi bancaria attanaglia il Vecchio continente fino a un'instabilità totale dei mercati. Renzi insiste invece sulla flessibilità che, «in applicazione delle misure, è segno di intelligenza. E per noi è importante: vale 16 miliardi». Un bel gruzzoletto che sarebbe da investire sulla crescita (come dice), coniugata magari con una bella «spolveratina» pre-elettorale (come non dice). Così il premier insiste nonostante il monito del presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, l'altro giorno sia suonato assai poco propizio: «Con mercati volatili occorre mano ferma sui conti pubblici». Bruxelles s'è fatta l'idea che con Renzi l'Italia tiri a fregare (di qui le voci di un asse per tornare a figure più rassicuranti). Frizione che resta a prescindere dalle quasi quotidiane punzecchiatine tra il premier e il presidente della commissione Ue. «Juncker parla direttamente con Renzi», ha tentato di abbassare i toni la portavoce di quest'ultimo. Ma Renzi è invece tornato a sostenere che se Juncker non è d'accordo sulla flessibilità, pazienza, «perché decide la commissione». E ancora: che siamo il governo con il deficit più basso, «non degli sfasciacarrozze». Rivendicando una situazione a suo dire «fuori dall'occhio del ciclone» e scansando la polemica diretta con Mario Draghi, in evidente imbarazzo per le sue sortite di Matteo. Quest'ultimo alla ricerca disperata di nuove sponde europee, dopo quella olandese, per uscire dal cono di debolezza nel quale s'è infilato. Così ieri a Palazzo Chigi ha ricevuto visita e appoggio (scontato) tanto del socialdemocratico Schultz quanto del cancelliere austriaco Faymann, per una Ue «che prenda esempio dagli Usa».