E ora l'America è pronta a comprarsi Cuba

Il giorno dopo è già realtà. Dopo 54 anni di bloqueo , riaprono le ambasciate; il 20 luglio la bandiera dell'America sventolerà sull'Avana: alla stessa ora a Washington verrà issata la bandiera con la stella solitaria. Tripudi e festeggiamenti. Il presidente Obama che orgoglioso annuncia in televisione: «E ora via l'embargo». Eppure, il giorno dopo è già il tempo dei sogni che perdono magia, promesse e miraggi di un mondo lontano e forse troppo semplificato. E sono tante le voci contro. Il Washington Post nel suo editoriale stronca ogni ottimismo: «Nuova ambasciata, stessa dittatura a Cuba». Chiaro no?

Il fatto è, sottolinea il Post , che «nei primi sei mesi della normalizzazione delle relazioni con il regime comunista, molti indicatori sui diritti umani sono andati nella direzione sbagliata». L'isola che si apre al capitalismo ma che non cambia le sue pratiche peggiori. «Da dicembre vi sono stati oltre 3mila arresti per motivi politici a Cuba, tra i quali 641 a maggio e 220 solo domenica scorsa» si legge ancora nell'editoriale che cita fonti dei dissidenti. «Molti di questi arresti sono stati accompagnati da percosse, almeno 20 arrestati sono stati ricoverati a maggio», aggiunge. «Noi non ci opponiamo ai contatti diplomatici o alla presenza di ambasciate in Paesi come Cuba, in linea di principio - conclude il Post - ma i risultati dell'iniziativa di Obama finora mostrano che ha perso l'opportunità di chiedere anche un contenuto alleggerimento della repressione in cambio di quello che è appare essere un bailout politico ed economico di un regime fallito». Una strategia quella di Obama che non piace a molti. C'è l'opposizione che - dicono i malpensanti parlano ancora più forte perchè già surriscaldati dalla campagna elettorale. Jeb Bush e l'altro candidato alle primarie repubblicane, il senatore della Florida Marco Rubio, figlio di immigrati cubani. Il primo che accusa: «la riapertura delle ambasciate legittima ulteriormente il regime brutale di Castro». E Rubio che denuncia il regime di Castro di aver intensificato la repressione sul proprio popolo e Obama di «continuare a voltarsi dall'altra parte». E poi ci sono loro, i cubani più stupiti che elettrizzati dalla notizia de los americanos .

Qui, dove l'esaltazione del pericolo esterno è venuto sempre prima del culto della personalità. La strategia di Castro chiara: ingigantire il nemico yanqui, l'odiata America dall'altra parte del mare per reprimere all'interno. Tutti i dissidenti che vengono accusati di tessere complotti con gli Usa, non di avere idee diverse. Fuori, il mondo capitalista freme per accaparrarsi un pezzo di quest'isola vergine dove è tutto da fare e fare affari.

Cuba in vendita fa gola a tutti. Gli Stati Uniti ovviamente già posizionati in prima fila. Da oggi, per la prima volta i cubani avranno a disposizione 35 zone di navigazione internet in diversi locali pubblici. Piccole grandi rivoluzioni. Simboli che abbattono muri, quelli che hanno separato l'isola con 140 chilometri di guerra fredda. Presto opererà all'Avana anche l'American Express. Il simbolo per eccellenza dell'America, del capitalismo, la carta di credito più chic e più famosa del mondo, quotata a Wall Street, la più antica, la più prestigiosa, si fa largo tra le strade polverose dell'Avana, dove viaggiano a rilento le vecchie cadillac blu. La carta con il centurione che è più uno status che un mezzo di pagamento entrerà negli hotel, nei negozi di lusso che arriveranno insieme ai campi da golf.

E nel grande mercato dell'Avana si prenota anche l'Italia. Settantuno imprese, 9 associazioni imprenditoriali, 5 gruppi bancari per un totale di oltre 140 partecipanti. Questi i numeri della missione imprenditoriale che fa tappa per la prima volta a L'Avana dal 6 all'8 luglio. Obiettivo, identificare e approfondire le reali prospettive di cooperazione che il nuovo coinvolgimento di Cuba nella comunità internazionale potrà offrire al nostro sistema industriale. Turismo, Meccanica Agricola e Trasformazione alimentare, Ambiente ed Energie Rinnovabili, Costruzioni e Biomedicale. Cuba ha bisogno di tutto.