E la Premier League rischia il cartellino rosso

Dai diritti tv ai giocatori stranieri: anche il calcio inglese può pagare un prezzo alto

Tony Damascelli

Sette miliardi di euro in tre anni. È il costo dei diritti tv garantiti ai club inglesi della Premier League. La Brexit può mandare in fumo questo colossale patrimonio, non cambiano gli attori ma cambiano le regole: visti, dogane, limiti alla circolazione libera dei calciatori della comunità europea, mai come prima l'Inghilterra e il resto del Regno Unito si risvegliano isolati, lontani dal resto del mondo, penalizzati da una scelta prevedibile ma, infine, non più prevista.

Il football, non soltanto il football ma tutte le altre discipline sportive, si prepara alla rivoluzione. Chi metterà piede in Inghilterra, Scozia, Irlanda del Nord e Galles, dovrà richiedere e poi presentarsi con il visto, osservare la coda agli aeroporti, fine dei giochi senza frontiere, del turismo free, del weekend a Portobello e della gita al castello di bamoral. I britannici sono extracomunitari, lo siamo anche noi per loro, improvvisamente viviamo da separati in casa. Un esempio può valere per tutti: Gareth Bale è il gallese protagonista del campionato europeo che si sta svolgendo in Francia. Lui ha portato la sua nazionale alla fase finale, lui è l'uomo record di mercato, è passato dal Tottenham di Londra al Real Madrid per la fantastica cifra di 100 milioni di euro. Da ieri è un extracomunitario, lo è per il regolamento della Liga spagnola, lo è per tutti gli altri Paesi dell'Ue. Può tornare liberamente a giocare a golf nella sua dimora di Glamorgan ma per il resto d'Europa è fuori dalla comunità.

Diventa difficile acquistare un giovane talento britannico, non soltanto per il suo valore di mercato destinato comunque a lievitare, ma per le regole che ci impediscono, mi riferisco al calcio italiano, di tesserare più di un certo numero di extracomunitari. E i clubs britannici non potranno più acquistare un calciatore europeo che si porti appresso i parenti, anche questi costretti a richiedere visto, permesso di soggiorno e di lavoro. Saltano le marcature e i lavori di diplomazia per arrivare al fenomeno. L'articolo 19 dello Statuto Fifa fa riferimento al trasferimento dei giovani calciatori tra i 16 ai 18 anni ancora senza contratto da professionista. I club britannici hanno usato abbondantemente il vivaio comunitario, la Brexit blocca questo tipo di operazioni.

Analogo discorso riguarda il movimento capitali, sempre in ambito comunitario, capitali necessari all'acquisto delle prestazioni di un calciatore. Tutto questo dovrà essere regolamentato da una nuova normativa, con il rischio che gli investitori cambino strategia e si allontanino da una realtà economica e burocratica totalmente diversa da quella finora esistente. Se per i calciatori e gli altri sportivi il problema è serio diventa complicato per il popolo di tifosi al seguito, quelli europei che dovranno sottoporsi a controlli esasperati, sempre con autorizzazioni burocratiche, così come, ed è l'unico effetto veramente positivo, finiscono gli allegri viaggi e trasmigrazioni degli hooligans, bloccati alla partenza. Sarebbe davvero curioso se una delle tre nazionali in corsa per il titolo, riuscisse nell'impresa di vincere la coppa: sarebbe una commedia dell'assurdo, l'Inghilterra, il Galles o l'Irlanda del Nord, campioni di un'Europa dalla quale sono fuggite.

Commenti
Ritratto di sekhmet

sekhmet

Sab, 25/06/2016 - 20:56

Senta Damascelli, visti, code, cambi di moneta ed amenità simili si vivono ogni volta che si va in un paese non europeo. Lo ha fatto sicuramente anche lei. È stato di impedimento ad andarci? Non troviamo pretesti per criticare la decisione del popolo britannico. Sekhmet.