E sul gioiello Esselunga si allunga l'ombra dei compratori stranieri

Sarebbe un vero peccato per un marchio che nel suo campo ha numeri da record

E adesso, Esselunga? Nelle ultime settimane Bernardo Caprotti aveva accelerato le trattative con alcuni fondi per cedere una parte del suo impero. La decisione non è arrivata in tempo. Ora tutti si chiedono: che ne sarà di quel gioiello commerciale? Chi prenderà in mano il futuro di un gruppo che è, nel suo settore, il meglio in termini di offerta merceologica, di servizio, di attenzione per il cliente? Il timore che serpeggia è che anche Esselunga possa finire in mani straniere, allungando l'elenco delle prede italiane di prestigio, e sarebbe un enorme peccato per un'azienda in splendida salute.

Nel 2015 il gruppo ha fatturato 7312 milioni, con un incremento del 4,3% sul 2014, facendo meglio dell'intero mercato di riferimento, che è cresciuto del 2,4%. Il margine lordo è salito a 625 milioni (più 20%) mentre l'utile netto ha registrato un aumento del 37%, a 290 milioni. Nell'esercizio sono stati effettuati investimenti per 400 milioni, 1,8 miliardi negli ultimi 5 anni: otto i negozi aperti, ricostruiti o ristrutturati l'anno scorso. Anche l'occupazione è cresciuta: i 795 nuovi assunti nel 2015 hanno portato l'organico a 21.930 persone, il 72% a orario pieno e il 92% a tempo indeterminato. Negli ultimi 5 anni Esselunga ha creato 2600 posti di lavoro.

Oggi i 152 supermercati della catena sono concentrati in Lombardia, Toscana, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Liguria e Lazio. Ogni apertura è frutto di studi lunghi e approfonditi, a cominciare dal reddito medio dei bacini da servire. Il modello Esselunga è fatto di tanti dettagli e, alla fine, sono quelli che fanno i risultati. Gli immobili sono di proprietà, e tutti, fin dal 1957, anno della fondazione, sono dotati di parcheggio. I negozi sono gestiti direttamente: niente franchising o altre formule di affiliazione, Esselunga presidia in proprio il suo business, non lo delega a terzi. Molti prodotti sono fabbricati in casa, soprattutto pasticceria, biscotti, paste fresche. E i numerosi «mestieri» che convivono negli stessi negozi il salumaio, il macellaio, il fornaio vengono insegnati all'interno, in una vera scuola di formazione professionale. Il rapporto con i fornitori è fondamentale per ottenere la migliore qualità. La gamma è vasta, e per ciascun prodotto la scelta va in profondità. L'offerta alla clientela è frutto di grande attenzione, e non solo merceologica: i negozi sono sempre puliti, ordinati, gli scaffali riforniti, le illuminazioni gradevoli, i pavimenti in marmo, i corridoi larghi. L'assistenza alla clientela è assoluta, e la gentilezza di persona o telefonica fa parte di quei princìpi aziendali che hanno permesso al gruppo di registrare, nel 2015, il 5% di clienti in più. I dipendenti sono vincolati da un codice etico: nessuno può accettare dai fornitori nemmeno un caffè.

Mediobanca svolge periodicamente un'analisi sulla grande distribuzione organizzata, ed Esselunga esce vincente in ogni grafico. I ricavi al metro quadro sono i più alti del sistema, 16mila euro contro i 7mila di chi segue. Il numero dei dipendenti è il più alto, 49 ogni mille mq contro i 30 di Coop e i 20 di Carrefour, che garantiscono maggiore qualità complessiva. Anche la rotazione di magazzino è tra le più veloci: 20 giorni in media, rendendo più redditizio il capitale.

Commenti

mariod6

Dom, 02/10/2016 - 12:16

Chissà perché il Dottor Caprotti sapeva far rendere la sua impresa con un numero più alto di dipendenti della "Coop sei tu" e con un fatturato più alto e maggiori utili?? E quei farabutti dei centri sociali lo sbeffeggiano !! Cerebrolesi. Spero entrino gli americani o gli inglesi e dopo vedremo cosa resterà di questo gioiello italiano. Certo che se entra la "Coop sei tu", l'affondamento sarà anche più rapido.