Con le tensioni torna l'economia di guerra

Sale il prezzo dell'oro, si privilegiano capitale e contante. E Berlino è meno arrogante

Siamo in una economia di guerra, poiché in Europa, e specialmente nell'eurozona è in atto una nuova «grande guerra», non dichiarata a livello diplomatico, ma in altri modi. È palese che essa ha sia un ampio fronte esterno, nell'area islamica Mediterranea e Mediorientale, che un variegato fronte interno, nei nostri paesi ad esso collegato, nella propaganda, nelle strategie e nei tempi. Lo scenario dell'economia di guerra è diverso da quello dell'economia di pace. Certo, questo conflitto è diverso da quelli del Novecento, poiché non si svolge con le trincee. C'è però, un fattore comune: torna al primo posto il bisogno di sicurezza, quello per cui sono sorti e affermati gli stati moderni e senza cui non può funzionare né l'economia produttiva, né quella dei consumi. La Germania è diventata meno arrogante sulle modalità con cui gli stati membri dell'euro adempiono alle regole sul bilancio pubblico e sulla concorrenza. Si desume che gli interventi per il salvataggio anomalo del Monte dei Paschi, mediante l'intervento pubblico, non troveranno una grande opposizione di Angela Merkel, perché l'Italia è strategica, in questa guerra non dichiarata. La Francia ha ridotto le proprie ambizioni; si è arroccata in difesa e rimarrà in silenzio. Bruxelles ha perso la capacità di produzione di direttive e controlli. Gli spostamenti delle grande centrali finanziarie da Londra verso altre piazze sono sospese. L'acuirsi del bisogno di sicurezza riguarda anche i risparmi privati. Aumenta il prezzo di beni rifugio, come l'oro. Aumenta la percezione del rischio finanziario e la ricerca di investimenti sicuri, privilegiando la tutela del capitale, rispetto al reddito, il contante rispetto all'investimento. Per fortuna la Bce continua nei suoi acquisti di titoli pubblici sul mercato secondario e ciò assicura un calmiere al differenziale (lo spread) fra il tasso di interesse del nostro debito pubblico a medio e lungo termine e quello dei titoli dotati di tripla A. Ciò non toglie che il debito pubblico dell'Italia sia più a rischio di prima e sia necessario un contenimento del deficit. È infatti in atto il rallentamento dell'economia europea. C'è, però, qualche contropartita, innanzitutto nel turismo: si riducono le vacanze in Africa e Medio Oriente, aumentano quelle nostrane. Si starà più in casa, apprezzando cose che prima trascuravano.