E la vittima disse: "Macché delinquente, lui è il mio amore"

La donna difende in aula il banchiere accusato di averla fatta rapire e picchiare per costringerla ad abortire

Ci sono gli avvocati, bravi avvocati che parlano per ore. E poi c'è lei, Patrizia. É lei la vera arringa, anche se non apre bocca. Perché in aula non era mai venuta. Ci viene ieri, per la prima volta. E si va a sedere davanti ai giudici, vestita color crema, bionda da tagliare il fiato, un decolleté che sembra sul punto di esplodere. E quella scollatura dice alla giuria della Corte d'assise: «Come potete dubitare che per una donna come me si possa perdere la testa? Non vi basta guardarmi per capire che questa non è la storia di un delitto ma solo una pazzesca storia d'amore?». Lei è la vittima, lui l'imputato. Lei la sequestrata, lui il mandante. Lei ha trentun anni, e le cronache dell'epoca la etichettano senza fronzoli. Lui ne ha sessanta ed era un uomo ricco, potente e quasi famoso: Marco Pracca, alto dirigente di banca, già incriminato, processato e assolto per l'affare Parmalat. Il 24 gennaio 2012 l'arresto di Pracca scosse il mondo della finanza: «Sequestra escort per farla abortire, arrestato manager Deutsche Bank», titolarono i siti, e sotto c'era una storia da brividi, il grande banchiere che mette incinta una ragazza e poi terrorizzato dallo sputtanamento chiama in aiuto una banda di balordi per rapirla, annichilirla, convincerla a perdere il figlio che porta in grembo e a sparire dalla circolazione. Ed era facile, fin troppo facile, leggerci una parabola sull'ebbrezza incontrollabile del potere e dei soldi.

Invece sono qui, insieme, nell'aula della Corte d'assise. Lui in prima fila, lei in seconda, a tiro di respiro. Dicono che lei avesse fatto sbarellare anche uno dei rapitori. Non è tutto. Un avvocato giura che nelle carte del processo c'è anche la prova provata che negli occhi senza fondo di Patrizia si era perso anche uno degli investigatori della Procura: e gli sms del maresciallo alla bionda sono anch'essi una arringa difensiva, perché se anche il carabiniere per Bocca di Rosa può perdere gli ormeggi, allora perché non poteva accadere anche a Pracca, arrivato sul limitare della maturità, i figli grandi, il lavoro malfermo? Perché non affogare nel decolletè le ansie dell'età e degli avvisi di garanzia?

Certo, poi è successo qualcosa che scavalca i confini consueti dell'innamoramento. Oggi la linea difensiva di Pracca è che furono gli esecutori ad inventare il colpo, sequestrando lei per ricattare lui. E secondo lei, signora, cosa è successo? «É successo un casino». Eh, sì, un casino: quattro sparafucile che la prendono, la chiudono in una stanza per due giorni, le ordinano di non farsi più vedere da Pracca. Pensa che Pracca l'ha fatto perché l'amava? «Certo. Mi amava e mi ama ancora. E io lo amo». Fu uno sbaglio? «Si sbaglia».

Al primo processo Pracca se l'è cavata con quattro anni. Stavolta il procuratore generale ne chiede quattordici: non fu solo rapimento ma sequestro a scopo di estorsione, non volevano soldi ma costringerla ad abortire. «Ma poi il bambino è nato, lui lo ha riconosciuto, ora viviamo tutti insieme». Patrizia aveva denunciato il banchiere. Poi ha ritirato la denuncia e non si è costituita parte civile. Miracolo dell'amore, o forse c'entra anche il fatto che Pracca l'abbia coperta di soldi. Tanti. Quanti? «Cosa importa, sono soldi che restano in casa, in fondo».

Adesso il processo d'appello si ferma, in attesa di una decisione della Corte Costituzionale su un dettaglio poco appassionante di attenuanti ed aggravanti. Il giudice Silocchi revoca gli arresti a tutti gli imputati. Da oggi Marco Pracca è un uomo libero. L'udienza è finita. Patrizia si avvicina al procuratore generale Tiziano Masini, «Le posso dire una cosa?» «Prego» «Vergogna!». Il magistrato rimane basito, a domandarsi perché, cosa volesse dire. Ma non c'è tempo di chiederlo. Patrizia si è girata, se ne va, e a ogni passo dice: se volete il pericolo, ecco, io sono qui per questo.