Eataly in difficoltà, spunta il "dossier" anti Farinetti

I dipendenti fiorentini della catena denunciano irregolarità nei contratti

L'inventore di Eataly Oscar Farinetti

Un impero basato sul buon cibo, sul buon vino e sul buon precariato. Questo è Eataly secondo alcuni dei lavoratori dello store di Firenze, uno degli undici negozi italiani della catena del made in Italy alimentare creata da Oscar Farinetti, l'imprenditore di Alba già proprietario di Unieuro che in pochi anni ha conquistato il mondo con i magazzini dove vende tra le altre cose carne della Granda, pasta di Gragnano, birre artigianali e altre prelibatezze. Negozi di grande successo, amati in tutto il mondo (quello di New York è il terzo luogo più visitato dopo Statua della Libertà ed Empire State Building. E ce ne sono anche a Chicago, in Giappone, a Dubai, a Istanbul). Ma che visti dalla parte dei dipendenti svelano il loro lato B. Anche se lui risponde piccato: «Accuse false e terribili che danneggiano l'immagine di Eataly, lanciate da tre persone che non riflettono in nessun modo l'opinione dei dipendenti».

A profanare il magico mondo di Farinetti sono i dipendenti del negozio aperto nel dicembre 2013 a Firenze, la città di Matteo Renzi che di Farinetti è sponsor politico (e che all'inaugurazione naturalmente non poteva mancare): inizialmente i dipendenti sono 131, quasi tutti con contratti a tempo grazie ad agenzie interinali. Ma si sa, pur di lavorare... Solo che la promessa stabilizzazione non arriva mai. Anzi - secondo l'inchiesta interna pubblicata online resa nota su clashcityworkers .it - arriverebbero licenziamenti a macchia di leopardo, riconferme solo all'ultimo minuto, cambi di reparto improvvisi e immotivati, turni di lavoro massacranti, continue variazioni nelle mansioni e nel monte-ore assegnato, poca comunicazione con l'azienda, sindacalizzazione ostacolata. Nascono le prime proteste, Farinetti manda il figlio Francesco a trattare, la paura del boomerang mediatico partorisce altre promesse di stabilizzazione tutte da verificare. Una giungla degna di uno scalcagnato call center , non di una delle aziende più smart d'Italia, capace di fatturati a otto zeri e ambasciatrice dell' Italian way of life nel mondo. Secondo i dipendenti infuriati Eataly «fa largo uso di contratti interinali e a tempo determinato, e ciò ben oltre i limiti imposti dal contratto nazionale». Secondo Farinetti «Eataly è una famiglia» e «negli store la media degli assunti a tempo indeterminato è l'80 per cento». E vissero tutti felici e mangianti.

Commenti
Ritratto di mortimermouse

mortimermouse

Sab, 27/09/2014 - 09:01

chi sta a sinistra, si prende questi problemi e guai :-)

buri

Sab, 27/09/2014 - 10:44

se stanno così male perché non si rivolgono all'ispettorato del lavoro e al sindacato, invece di farsi pubblicità om rete?

aitanhouse

Sab, 27/09/2014 - 17:40

premettiamo sempre che non è nostra intenzione schierarsi con alcuno: parliamo solo per esperienza di piccolo imprenditore. Questi cari dipendenti si sono mai chiesto per quale motivo questo paese è andato a pu...., si sono mai chiesto quali sono gli intralci ed i legacci nei quali finiscono gli imprenditori, si sono mai chiesto come un imprenditore debba versare allo stato oltre il 60% degli introiti con il terrore che un eventuale errore lo potrebbe mettere in ginocchio per sempre rovinando non solo lui ma tutta la famiglia. Ecco il motivo per cui si chiude bottega e non si pensa più di correre rischi.

Ritratto di kardec

kardec

Lun, 15/12/2014 - 20:11

DEL BUON CIBO, DEL BUON VINO E DEL BUON SFUTTAMENTO ..AL CONTRARIO CHE KOMU SAREBBE !