Ecco il kebab "alla friulana". Per il Pd è un piatto tipico

La Regione ha speso 90mila euro per pubblicizzarlo con altri presidi Slow Food: «Qui pure radici ottomane»

Il Friuli ha un nuovo prodotto tipico: il kebab. C'è poco da meravigliarsi, la giunta della pd Debora Serracchiani ha le idee chiare in proposito, tanto da aver investito la bellezza di 90mila euro per promuovere l'inedita ricetta al Salone del Gusto di Torino. D'altronde, non vi è nulla di sbagliato nel contaminare la cucina con ingredienti che arrivano da altri Paesi. Casomai si potrebbe avere qualcosa da ridire sull'investimento di denaro pubblico nel promuovere le eccellenze locali di una regione che con il kebab non ha nulla a che fare, neppure se gli dai l'appellativo di «kebab furlan».

Il primo a storcere la bocca è stato Luca Manfè, chef di origini friulane che vive e lavora negli Stati Uniti e che ha vinto Masterchef America con il frico, tipico piatto povero del Friuli a base di formaggio Montasio fuso, patate e cipolle. «A parte il fatto che è carne grigliata su uno spiedo, ma vi sembra che la Regione abbia fatto bene a spendere 90mila euro per promuovere un panino con la salsiccia?», si chiede Manfè, considerato l'ambasciatore della cucina friulana in America -. Non vedo l'ora di tornare per assaggiarlo. Sono il primo ad accettare le novità - ha aggiunto commentando la ricetta presentata a Torino dal cuoco Carlo Piasentin -, ma in questo caso credo si sia fatta cilecca».

Immediata la replica del presidente di Slow Food Friuli, Massimiliano Plett, che ha difeso a spada tratta la giunta Serracchiani. «Non abbiamo speso 90mila euro per promuovere il kebab, il budget serve a promuovere, all'interno di una delle prime manifestazioni internazionali dedicate all'enogastronomia, i presidi Slow Food del nostro territorio», ha detto Plett, sottolineando che tutta questa attenzione «rischia di banalizzare settimane di lavoro e di denaro pubblico». Plett però non spiega che c'entri il kebab con i prodotti tipici friulani né come sono stati spesi i 90mila euro pubblici. «La cultura regionale, per quanto sia difficile e sciocco dare una definizione precisa alla nostra identità, ha anche radici ottomane». E certo, è storicamente noto, infatti, che i giannizzeri bivaccavano attorno al teatro romano di Trieste e lungo il Tagliamento. L'unica presenza ottomana in Friuli è stata quella dei reparti di cavalleria che nel XV secolo compivano incursioni nell'allora Repubblica di Venezia per razziare e bruciare villaggi. Non vi è dubbio che abbiano lasciato una pesante impronta culturale, soprattutto in cucina.

Ma il kebab non è stato digerito neppure da Lega e Forza Italia, che hanno denunciato lo spreco di denaro pubblico. Massimiliano Fedriga, capogruppo alla Camera e presidente della Lega Nord Friuli Venezia Giulia, non usa mezzi termini: «Ci sono ambasciatori eccellenti della nostra cucina che vengono abbandonati dalle istituzioni regionali, mentre Serracchiani promuove questo kebab furlan. Ormai la spasmodica ricerca del multiculturalismo sfocia nel ridicolo, ma della vice segretaria del Pd ormai non ci sorprende più nulla». Sulla stessa lunghezza d'onda pure il consigliere regionale azzurro Roberto Novelli. «Visto che parliamo di valorizzazione dei cibi made in Friuli, è il caso di dire che siamo alla frutta... Spendere in questo modo i soldi pubblici dimostra che ci sono poche idee e ben confuse».