Ecco l'Italia dei borghi: 10 milioni di persone che sono state dimenticate

Dice che con i 20 miliardi del decreto salva-Mps non sarebbe caduto un fiocco di neve in meno. Dice che con i 13 miliardi stanziati nel 2012 per 90 «caccia» F35 la valanga sarebbe rotolata giù lo stesso per il canalone maledetto.

Dice che con i 28 milioni l'anno (168 e rotti a fine leasing) per l'Airbus voluto da Matteo Renzi e appena inaugurato da Paolo Gentiloni, l'Air-force-two, non ci sarebbe stata una scossa di terremoto in meno, un grado Mercalli in meno.

Vero. Ma chi glielo dice, ora? Chi glielo dice che l'elicottero che va avanti e indietro dal Rigopiano è uno solo, vola quando può? Che la prima turbina che doveva sgombrare la strada per il Rigopiano, s'è fermata senza nafta? Che non si spala la neve quando è già un muro? Che ci vogliono eserciti di spazzaneve, elicotteri speciali, dieci cento mille, e casette subito pronte per l'emergenza, e stalle per gli animali che agonizzano, e stufette per i cristiani che agonizzano come bestie?

Dallo scorso settembre, dopo l'approvazione della Camera, giace in Senato una piccola legge. Piccola nel senso di misurata e modesta come il senso che trascina con sé. Si propone «la valorizzazione dei piccoli comuni», quelli con meno di 5mila abitanti. Ddl bipartisan, primo firmatario Realacci. Sapete quanto stanzia per questi borghi, se in gravi difficoltà economiche, al di là delle spesucce per migliorare una serie di cose migliorabili e modeste (banda larga, semplificazioni, itinerari turistici, mobilità dolce)? Cento milioni. Fondo attivo dal 2017, sempre che venga approvata prima di future elezioni, fino al 2023. Non è un refuso: 2023.

Maledetti numeri. Disvelano la realtà delle cose, la distanza di una politica, persino quella più sensibile e attenta, dalla vita vera. La vita di questi borghi, di quest'oro di cui è tessuta la trama d'Italia. 5568 Comuni cosiddetti «minori», nei quali abitano 10 milioni di concittadini, il 16 per cento del totale. Ci si va in vacanza, ci si rifugia quando il mondo ti gira contro, buoni per le gite «fuori porta». O magari si è nati proprio lì, e lì c'è una prozia. «Presidio di civiltà», li definì il presidente Ciampi. «Non eredità del passato, ma una straordinaria occasione per difendere la nostra identità», dice Realacci. Eppure la politica «maggiore» li ignora, li dimentica, se ne vergogna. Forse proprio perché lì c'è il nostro passato, ed è racchiuso il segreto millenario della sopravvivenza. Del far da sé, che è semplicemente il «sapere». Di sicuro sono figli di un dio minore perché il grosso del gregge s'è inurbato, vive controllato dalla spirale dormitorio-ufficio-centro commerciale, inebetito dai consumi, incapace di provvedere a se stessa senza sovvenzioni, curatele, vittimismi. L'ultimo dei centri sociali dell'ultima periferia dell'ultima metropoli degradata e corrotta conta di più, per la politica ipocrita e speculatrice, del borgo più raffinato, inaccessibile, nascosto dalle mappe dell'ufficialità. I paesi ingrassati, deformi, stravolti dall'improvvisa crescita, ovvero le cittadine con oltre 15mila abitanti, piacciono di più ai politici. Fanno gola. Come per le metropoli, si suppone a causa del numero di votanti, comodamente raggiungibili per promesse, prebende, affari. Lì si fa gavetta, s'impara l'arte, ci si prepara alla carriera; nelle megalopoli si piomba dritti sull'obbiettivo. Così, all'epoca in cui la spending review era di moda, tra Monti e Renzi, hanno persino provato a fare una legge che li accorpasse tutti, i Comuni sotto i 5000 come Farindola e i tanti dell'Italia centrale tormentati dal terremoto, isolati dalla neve, dimenticati da uno Stato in ritirata, che per la fretta lascia sul territorio inutili scatole vuote denominate Province.

Luoghi incantati e difficili, questi borghi. Gente dura, forse impossibile da conquistare. Per un politico rampante l'«impresa» non varrebbe la spesa. Il diritto di rappresentanza si ferma perciò sotto le cinquemila anime. Contrada di Nessuno, terra conferita a Mefistofele in un amen.