"Ecco il mio jazz anti bulli, mi manda zio Mino Reitano"

Il maestro Clemente e la sua band di ragazzi suonano la grande musica contro il disagio sociale e giovanile

C'è un' «Orchestra felice», cosi battezzata dal pubblico che l'ha vista all'opera, il cui direttore, al secolo Felice Clemente («ma il mio nome non c'entra con l'ensemble», giura), si è dato un obiettivo: prevenire e contrastare il disagio giovanile. «Con il jazz mi batto contro il bullismo», dichiara battagliero. Ma come si fa? «Intanto attraverso la pratica della musica, lavorare sull'autostima dei ragazzi - racconta la ricetta -, che quando è bassa può produrre veri disastri, pure atteggiamenti estremi, violenti, come il bullismo». Il suo ispiratore e primo maestro di pensiero è stato «Mino Reitano, mio zio, che insieme a nonno Rocco mi ha instradato verso le note e mi ha fatto capire l'importanza di dedicarsi alle cause sociali». Al celebre parente campione della musica nazional-popolare italiana dagli anni Sessanta in poi, scomparso ad Agrate nel 2009, Clemente ha dedicato un progetto titolato «Mino Legacy». Insomma: musica, impegno & affetti.

Siamo nella profonda Brianza, a due passi da Monza. A Villasanta, il quarantatreenne Clemente, uno dei più apprezzati sassofonisti jazz della scena italiana - dodici dischi da solista, per dirne una - insegna all'Istituto comprensivo locale. Qui ha fondato un'Orchestra stabile di studenti, non solo con intento didattico, ma anche con una visione fortemente etica: «Il gruppo è formato da bambini come da ragazzi che frequentano le scuole elementari e medie. Oltre quaranta elementi alla prese con diversi repertori, da Oye como va di Tito Puentes alla colonna sonora del film I Pirati dei Caraibi a Libertango». I risultati si sono visti presto. In uno spettacolo nel teatro di Arcore, la baby-formazione «dagli spettatori è stata battezzata l'Orchestra felice, non solo per la bravura evidente, ma anche per l'energia dell'esibizione. Un esempio di come la musica può influire positivamente sui ragazzi».

Dietro c'è la precisa scelta di usare l'arte dei suoni come strategia per educare, portare luce là dove bullismo e affini potrebbero a volte prendere piede: «Per una scuola sana secondo me la direzione è questa. Se mi sono imbattuto in situazioni di bullismo vero e proprio? Mi è capitato, i ragazzi però raccontano poco. Ma ho sentito di casi di vere e proprie prepotenze, persino ai danni di ragazzine. E allora dico che con la musica si può fare molto». Sul piano della prevenzione e per creare un buon «clima» nella strade.

Il jazzista recentemente ha portato la «sua» orchestra al centro commerciale Torri Bianche della vicina Vimercate, un luogo dove non di rado stazionano ragazzi e ragazzini. «Abbiamo fatto un concerto verso le 6 del pomeriggio - ricorda il prof -, in mezzo a un passaggio enorme di persone, saranno state cinquemila. In prima fila ad ascoltare con grande interesse, tanti giovani». Poi magari si sono fatti avanti per saperne di più, per chiedere come si fa «a imparare a suonare uno strumento». Missione compiuta, verrebbe da dire.

Clemente ha avuto buoni maestri. «Mino Reitano non era solo cantautore, sapeva suonare bene il pianoforte ed era arrivato a un passo dal diploma di violino». Il padre dell'«Orchestra felice» - su cui è stato fatto anche un docufilm che gira in rete - ricorda quando lo zio, che dava in beneficenza parte degli incassi dei suoi «live», gli diceva: «Caro, la musica non è un punto di arrivo ma di partenza». Certe cose non si scordano mai. E così il nipote ha lanciato il progetto «Mino Legacy», per ricordarlo. Un cofanetto con un cd «di suoi brani rivisti e arrangiati in chiave jazz», filmati inediti e un libretto sul personaggio. Curiosità: nell'incisione c'è una canzone meno nota che Reitano dedicò a un mito italiano: Eduardo de Filippo.