Ecco perché non è solo "cosa loro"

Sarebbe un grave abbaglio ritenere che l'uscita più o meno regolata del Regno Unito dall'Ue sia cosa che non ci riguardi o che ci tocchi soltanto marginalmente. Tutto al contrario: la Brexit ha ricadute concretissime anche su noi italiani, essenzialmente perché il Paese che si accinge a lasciare l'Unione è appunto parte di un organismo sovranazionale di cui siamo membri anche noi. Di conseguenza, il venir meno dal prossimo 29 marzo degli effetti dei trattati europei firmati da Londra libererà i britannici da una serie di doveri nei nostri confronti, mentre una serie di vantaggi che fino a oggi davamo per scontati verranno meno. Anzitutto, il tema della libertà di movimento per i cittadini italiani nel Regno Unito, che tornerà a essere un Paese extracomunitario: alle frontiere britanniche tornerà il controllo dei documenti d'identità, che se Londra deciderà in tal senso potranno di nuovo essere i passaporti, con tanto di eventuale visto per chi volesse recarsi a studiare o a lavorare Oltremanica (salvo accordi specifici su cui sono in corso negoziati). La libertà di movimento non riguarda però solo i privati cittadini: in base al trattato di Schengen, essa riguarda anche le merci e quindi le imprese. Il ritorno delle barriere nazionali con tanto di dazi significherà inevitabilmente una riduzione degli scambi e un rialzo dei prezzi, con danno per il commercio in generale e per i consumatori. In particolare, il settore produttivo italiano che rischia di più dalla Brexit è quello agroalimentare: il Regno Unito importa circa la metà del cibo che consuma, un mercato che vale all'incirca 56 milioni di euro l'anno, e che l'export italiano copre oggi per il 6 per cento del totale. Ma è importante ricordare che prodotti di pregio come il Prosecco, il Parmigiano-Reggiano e il Grana padano e i pomodori pelati trovano sbocco Oltremanica per quote molto importanti del loro export (il Prosecco, popolarissimo in Inghilterra, addirittura per il 40 per cento). Altri campi che risulteranno condizionati dalla Brexit sono quello fiscale e finanziario, come inevitabile conseguenza della fine dell'armonizzazione normativa. Per non parlare dei nostri studenti, che se vorranno studiare nel Regno Unito si troveranno a pagare tasse più alte e a non poter più fruire del prezioso prestito concesso per pagare rette universitarie che non tutti possono permettersi. Anche Erasmus perderà con la Gran Bretagna un suo capitolo di alta qualità.

Commenti
Ritratto di Nahum

Nahum

Ven, 16/11/2018 - 14:59

Bravo, finalmente un articolo chiaro, ben scritto e non partigiano!