Ecco la priorità del governo: tirare a campare per un anno

Scampato il pericolo del voto in autunno, premier e ministri ora pensano a costruirsi un futuro politico

«L'impegno sul lavoro produce risultati in termini di occupazione. Non c'è niente di più importante per un governo». Paolo Gentiloni, presidente del Consiglio, ieri in conferenza stampa al termine dell'esecutivo era visibilmente soddisfatto per i dati Istat ed Eurostat sul mercato del lavoro nel primo trimestre e sul prodotto interno lordo. «Credo che si possa ancora fare qualcosa di positivo e di utile», ha twittato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Anna Finocchiaro. La legislatura è destinata a durare e, di sicuro, il premier e i suoi colleghi qualche idea per impiegare il tempo e per costruirsi un futuro politico ce l'hanno.

Certo, le profferte di lealtà ribadite ieri dal segretario del Pd, Matteo Renzi, magari faranno correre qualche brivido dietro la schiena ai componenti dell'esecutivo. Ma poi, valutando quelle che potrebbero essere le alternative allo status quo, tutti si rincuorano. Tant'è vero che ieri sono spuntate fuori dal cilindro di Gentiloni & C. molte novità. Oltre all'annunciato decreto attuativo del reddito di inclusione, è stato varato anche un altro decreto sul Mezzogiorno che introduce zone franche soprattutto nelle aree portuali del Sud con esenzioni Ires e Irap oltre a corposi sgravi contributivi, accelerando inoltre l'erogazione dei fondi per l'imprenditorialità. Il governo ha poi confermato l'intenzione di porre la fiducia sul ddl di riforma del processo penale la settimana prossima, una circostanza che in altre occasioni avrebbe provocato fibrillazioni incontrollabili.

Non sono tutte rose e fiori, certamente. Se si considerano anche le partite Ilva e Alitalia (oltre al decreto per il Sud), emerge prepotentemente la figura del ministro dello Sviluppo Carlo Calenda che, pur confermando la volontà di non scendere in politica, è sempre più centrale. Tanto che Renzi è stato «costretto» a consultarlo anche in vista della prossima legge di Bilancio. Gentiloni e Calenda sono, infatti, i «santi in paradiso» cui il leader Pd è ora costretto a rivolgersi per evitare una legge di Bilancio lacrime e sangue. La litania è sempre la medesima: disinnescare i 15 miliardi di clausole di salvaguardia sull'Iva e, al contempo, cercare di operare una seppur minima riduzione fiscale da spendere in campagna elettorale (magari con un taglio del cuneo fiscale). L'Ue e l'Ocse hanno chiesto la reintroduzione di Imu e Tasi sulla prima casa e il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, pur opponendosi, è sempre stato sensibile a quel tipo di richiami.

E forse non è un caso che Rossella Orlandi, avvicendata come direttore dell'Agenzia delle Entrate da Ernesto Maria Ruffini, abbia deciso di rifiutare l'incarico al ministero dell'Economia come consulente nella lotta all'evasione. Orlandi ha preferito restare in organico all'Agenzia della quale è dirigente e ricoprirà l'incarico di direttore dell'area Territorio, cioè del catasto che era rimasto senza guida. Se la dirigente pubblica di ispirazione renziana ha deciso di restare dov'è, è anche perché, per il momento, rispetto a qualche giorno fa non ci sono le stesse prospettive di incidere politicamente.

Insomma, tempo per annoiarsi non ce ne sarà: tra i salvataggi bancari da gestire e un abbozzo minimo di legge elettorale da preparare (senza contare che la sinistra-sinistra preme per le leggi sui diritti civili) i mesi passeranno. E Gentiloni sarà sempre lì, a guardare tutto con la sua ormai proverbiale atarassia.