Ecco la Rai targata Renzi Ad e consiglieri licenziabili stop alle maxi buonuscite

Pubblicato il ddl per la riforma della tv: meno membri nel cda e più poteri all'amministratore. Il nodo canone

Un documento in Pdf pubblicato sul sito ufficiale del governo che contiene il testo del disegno di legge. Così, dopo annunci, promesse e progetti di revisione, la longa manus di Matteo Renzi si spande ufficialmente su mamma Rai. Sei articoli, suddivisi in sottosezioni, con cui l'esecutivo conta di risolvere i principali problemi della tv pubblica. Almeno nei programmi. Perché un uomo che ha fatto della comunicazione la sua arma principale come Renzi sa alla perfezione quanto la tv di Stato possa essere funzionale al suo progetto di leadership a medio e lungo termine.

Tante le novità presenti nel disegno di legge: dal consiglio d'amministrazione, che passa da 9 a 7 membri, alla loro nomina (e revoca), all'addio alle maxi buonuscite per i manager, fino alla rimodulazione del canone. Modifica radicale per il ruolo dell'ad che non sarà più un dipendente dell'azienda e sarà revocabile in qualsiasi momento. E se cacciato, niente super liquidazione. Con la nuova riforma in caso di revoca gli spetterà «un'indennità pari a tre dodicesimi del compenso annuo». Tre mensilità dunque, pari a circa 60mila euro, sulla base di uno stipendio annuo parametrato a 240mila euro, tetto massimo imposto per i manager pubblici. L'ad avrà comunque poteri fortissimi: nomina dei dirigenti, firma dei contratti, preventivi di spesa e ratifica dei piani di investimento. Cambia anche la nomina dei membri del cda: 7 e non più 9, anche loro, come l'ad, «licenziabili». Due membri saranno decisi dalla Camera e due dal Senato con voto limitato, due saranno invece di nomina governativa, designati dal Consiglio dei ministri su proposta del ministro dell'Economia, mentre l'ultimo verrà designato dall'assemblea dei dipendenti di Rai Spa secondo non meglio precisate modalità «che garantiscano la trasparenza e rappresentatività della designazione stessa».

Molto attese le notizie relative al canone. Dopo l'ipotesi- slogan «pagare meno, pagare tutti», che prevedeva il pagamento in bolletta di una cifra molto inferiore agli attuali 113,50 euro, grazie all'impossibilità di evadere, il governo non si espone e prende tempo. Entro 12 mesi sono previsti decreti legislativi ad hoc per disciplinare il finanziamento pubblico alla Rai. Tradotto: entro un anno decideremo che fare.

Rai che rimane comunque pubblica: sarà vietato vendere più del 10 per cento del capitale ai privati, se si vuole mantenere la concessione dello Stato. Se il ministero dell'Economia, che detiene il 99,56 per cento della Rai, dovesse vendere una quota superiore, verrebbe automaticamente meno la concessione del servizio pubblico. Rinvio di un anno anche per la redazione di un nuovo «testo unico della radiotelevisione», previsto dalla legge Gasparri e richiesto dalla Corte costituzionale. Non cambiano invece le funzioni di controllo e di indirizzo generale della Commissione parlamentare di vigilanza cui il cda deve riferire annualmente.

Ora la palla passa al Parlamento che dovrà approvare, presumibilmente entro luglio quando scadrà l'attuale cda, il testo varato dal governo.