Ecco rapporti, favori e scambi tra imprenditori-clienti e Mps

Le relazioni pericolose coltivate a Siena: da Menarini a Bassilichi passando per gli ex vertici di Confindustria

È partita la caccia all'«untore». Ovvero ai debitori insolventi del Monte dei Paschi. Ma alcuni di questi prestiti - soprattutto quelli di grossa taglia - non sono stati chiesti puntando la pistola alla tempia del direttore di filiale. Qualcuno ha autorizzato queste operazioni, spesso frutto di relazioni coltivate da chi la banca la controlla o da chi la guida operativamente. Nel caso di Mps è stata la politica non solo locale (e in primis l'ex Pci, oggi Pd) a muovere i cordoni della borsa durante la gestione dell'ex presidente Giuseppe Mussari e attraverso la longa manus della Fondazione Mps che al tempo controllava la banca. Nella commistione fra clientele locali, interessi corporativi e finanza ci ha lasciato lo zampino anche Confindustria.

I rapporti si consolidano negli anni ruggenti del Monte, ovvero prima che lo scellerato acquisto di Antonveneta cominciasse a erodere le casse della Rocca. E si traducono anche in prestiti milionari. Non tutti però insolventi, sia chiaro. Prendiamo l'ex presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia: l'8 marzo 2016 il gruppo di famiglia ha rinegoziato con 12 grandi banche italiane, guidate da Unicredit, Intesa e Mps, un finanziamento da 492 milioni convertendo una parte dei debiti da breve a medio termine. Nessuna sofferenza, dunque, ma un cosiddetto «ristrutturato».

Al mondo confindustriale - è stato dal 2011 al 2014 vicepresidente degli industriali fiorentini - è legato anche Leonardo Bassilichi, oggi a capo della Camera di Commercio del capoluogo toscano, che con il fratello Marco possiede l'omonima azienda che opera nel settore della monetica e nei servizi di back office di cui è socio - nonché principale cliente e creditore - anche il Monte e nel cui cda siede anche l'amico di Matteo Renzi, Marco Carrai. La banca è ancora il principale creditore del gruppo che ha chiuso il 2015 con ricavi per 270 milioni ma anche con un debito finanziario netto di 52 milioni. Le sinergie si sono moltiplicate negli anni fino a creare un intreccio di partecipazioni, poltrone e legami politici. Perché i Bassilichi hanno sempre gravitato attorno al Pd e poi si sono convertiti al «renzismo» sin dalle prime Leopolde. In due controllate del gruppo, l'azienda di servizi telematici Consorzio Triveneto e quella di pagamenti elettronici Moneynet, siede come sindaco il fratello di Maria Elena Boschi, Emanuele.

Più problematico il rapporto con la Menarini: il patron Alberto Alotti, storico presidente di Farmindustria deceduto nel '14, aveva costruito un solido rapporto con Siena tanto da entrare nell'olimpo dei grandi soci del Monte con il 4%, per poi scendere negli ultimi anni sotto l'uno. A settembre i figli Lucia e Alberto Giovanni sono stati condannati in primo grado per reati che vanno dall'evasione fiscale al riciclaggio, alla corruzione. La procura di Firenze ha disposto il sequestro preventivo per 1,2 miliardi fra denaro e titoli, una parte di essi depositati presso la Mps Fiduciaria.

Le relazioni di Confindustria con Siena si traducono anche in poltrone. Mario Salvestroni, presidente di Confindustria Grosseto nonchè membro della Commissione credito e finanza di Confindustria nazionale, nel maggio del 2014 è stato nominato presidente di Mps Capital Services. La stessa controllata del Monte che ha come cliente la Arti Grafiche di Salerno del presidente di Confindustria Vincenzo Boccia che a febbraio 2015 ha «sconfinato» un pagamento da 170 mila euro, prontamente segnalato alla Centrale Rischi di Bankitalia.

Ma torniamo a Salvestroni, che nell'ottobre 2013 - ovvero qualche mese prima di essere chiamato al vertice della Mps Capital Service - è stato immortalato mentre consegnava all'allora ad di Mps, Fabrizio Viola, il premio Capalbio per l'economia su proposta della Confindustria Toscana. A questo valzer hanno ballato anche Luigi Borri e Piero Ricci. Il primo è l'ex presidente di Confindustria Siena che nel 2010 entra nel cda della Sansedoni Spa, controllata che gestisce il patrimonio immobiliare del Monte, e un anno dopo va a sedersi anche nel board di Ubae Bank, joint venture italo araba che vede tra gli azionisti il Monte, attraverso appunto Sansedoni. Il secondo è l'ex presidente della Polisportiva Mens Sana che controlla la squadra di basket locale. Prima di concentrarsi sui canestri, Ricci era il direttore di Confindustria di Siena.

Commenti

moammhedd

Mer, 11/01/2017 - 23:14

lo stato combatte la maffia,e questa che cosa e,la magistratura cosa fa ,gioca a tre sette

Ritratto di Leonida55

Leonida55

Mer, 11/01/2017 - 23:15

Sentendo queste cose, si alimenta la rabbia di coloro a cui gli è stato fumato tutto il c/c. Pagheranno mai tutti i responsabili? Rivedranno i loro soldi (rapinati) la gente comune che ha risparmiato faticando? I moralmente superiori, i diversamente onesti, con che parsimonia e cura hanno amministrato, sono responsabili? I soldi che girano però sono sempre gli stessi, se molta gente li ha "persi", significa che altra gente li ha "trovati". Il bilancio fa sempre zero, tra positivo e negativo.

petrustorino

Mer, 11/01/2017 - 23:48

io mi fido di voi. vi prego teneteci aggiornati su tutta la vicenda cosi sporca che mi fa rabbrividire pensando a tutti gli obbligazionisti beffati che si illudono di incassare quanto rubato loro. a mio parere non incasseranno nulla, neanche una piccola parte, perchè i politici non vogliono andare a toccare i grandi truffatori e d i banchieri che hanno finanziato pur sapendo di non incassare nulla......

paolonardi

Gio, 12/01/2017 - 08:15

Ecco spiegato l'appoggio del presidente di Confindustria al contadino di Rignano. Rimane il fatto che gli eredi del PCI hanno gestito al loro consueto modo, cioe' quello sbagliato con criteri economici da brividi, una gia' solida banca portandola alla bancarotta, nonostante i miliardi immessi da quella cima di Monti, e che ora cercano di salvare gettando nel pozzo senza fondo altri miliardi prelevati dalle casse dello Stato. E' incomprensibile che qualsiasi persona responsabile di un'attivita' privata, nelle stesse condizioni di MPS, sarebbe in galera per bancarotta fraudolenta o per qualcosa d'altro come gli Aleotti.

swiller

Gio, 12/01/2017 - 08:16

E adesso la gente deve pagare ma dov'è la legge in questo paese credo sia giunta l'ora di farsi la legge da soli quando si ha a che fare con criminali non rimane altro.

Ritratto di milan1899

milan1899

Gio, 12/01/2017 - 08:24

Mi pare che cascate tutti dall'albero del pero. I poteri forti si sposano con i poteri forti da secoli. La banche in italia sono lo specchio dei poteri forti contro le quali nessuno può fare nulla. Ai dipendenti solo lacrime e sangue, ai clienti (il popolo) solo grosse fregature, mentre ai vertici si spartiscono stipendi da favola (sembrano calciatori di serie A) e liquidazioni faraoniche. Favori alle lobby e politica corrotta daccordo. Cosa volete di più ?

Ritratto di Roberto_70

Roberto_70

Gio, 12/01/2017 - 09:01

Una personal normale se va in Banca a chiedere un prestito, per la casa, per l'auto, per motivi personali, viene sezionato in mille parti, valutato, pesato ed infine, ultimo e non da meno, gli viene chiesta una garanzia reale o almeno una fidejussione. Come si fa a non pensare che ci sia connivenza a tutti i livelli, dal Direttore al Cda, in caso di finanziamenti così pesanti? MPS era la Banca di una certa parte politica, lo sanno anche i sassi, e c'è gente che si è suicidata (o forse è stata uccisa) per questo.