Una email per far crollare il mercato i No Tav attaccano la prima banca italiana

Un falso comunicato provoca un'altalena in Borsa. "Vendetta" per aver finanziato l'alta velocità

Avete presente il presunto tesoretto di Renzi, da 1,6 miliardi? Ebbene ieri, in Borsa, la banca Intesa Sanpaolo ha ceduto in 8 minuti più dell'intero tesoretto: 1,8 miliardi di capitalizzazione, pari al 3,8% del valore del titolo. Perché? È bastata una e-mail, pirata, falsa, fake , indirizzata a giornalisti di tutto il mondo, in italiano e in inglese, ricevuta a Milano alle 15.42. Contenuto: un comunicato stampa in cui Intesa annunciava di aver ricevuto una lettera dal «ceo» Carlo Messina che ammetteva «di aver falsato la contabilità esagerando il risultato netto di 1,9 miliardi nel 2014». Tale da mandare in rosso i conti annuali.

La e-mail, mittente la banca, rimandava a un link che riproduceva fedelmente il sito internet di Intesa. Per il resto era un po' inverosimile: nessuna banca al mondo metterebbe nero su bianco che «siamo sconvolti dal contenuto della lettera» e che «ci siamo riuniti a Milano per avviare un action plan che ci permetta di superare la crisi». Per di più firmata da un nuovo presunto ceo, l'attuale direttore generale Gaetano Micciché, «nominato dal board a titolo provvisorio». Ma ciò non ha impedito, per esempio, a un giornalista autorevole come Simon Nixon del Wall Street Journal di fare un tweet e poi chiedere scusa. E a qualcuno, in Borsa, di far crollare il titolo - con volumi venti volte superiori alla media - che alle 15.58 valeva 3,1 euro e alle 16,06 toccava il minimo di 2,98. Per poi riprendersi ancor più rapidamente: alle 16.09 tornava a 3,07: la banca è intervenuta definendo il comunicato «totalmente falso e inventato». Da chi?

Pare dai «No-Tav»: i gruppi organizzati contro l'alta velocità ferroviaria Torino-Lione hanno rivendicato l'operazione sul sito di Indymedia Piemonte: Intesa è la principale banca che finanzia la Tav e ci guadagna «profitti succulenti» e ieri «ha pagato caro».

Di certo hanno pagato ancora più caro quei risparmiatori che hanno venduto ieri in perdita. E in ogni caso l'invio della e-mail configura il reato penale di aggiotaggio finanziario, tanto che la Consob ha avviato gli accertamenti del caso. Si vedrà. Resta il fatto che confezionando una semplice falsa e-mail, facilmente indirizzabile a gruppi di destinatari sensibili, ieri è stata attaccata la prima banca del Paese. Provocando un crollo del 3,8% delle quotazioni del titolo. Ci resta allora addosso anche una sensazione di fragilità dell'intero «sistema». Non si parla, qui, di attentati fisici. Di morti o feriti. Ma di quella paura per la nostra sicurezza che, a diversi livelli, continua giorno dopo giorno a crescere. E non ci fa stare tranquilli. Anzi, ci spinge a indovinare, ogni volta, quale potrà essere il prossimo punto debole della grande rete dentro alla quale viviamo.