Embargo anche ai Giochi Nordcoreani senza regalo

L'unica delegazione che non riceverà in dono lo smartphone Samsung è quella di Pyongyang

La tregua olimpica non contempla i beni di lusso, e quindi gli atleti di Pyognyang possono dire addio all'agognato Galaxy Note 8, l'ultimo smartphone prodotto dagli ingegneri di Seul, disegnato appositamente per i Giochi. Secondo quanto pubblicato ieri dal quotidiano di Seul Chosun Ilbo, le delegazioni dei circa cento Paesi presenti alla kermesse a cinque cerchi di PyeongChang otterranno i 4mila pacchetti dono made in Samsung Electronics, per i nordcoreani invece nulla. Gli smartphone, dal valore commerciale di 900 euro al pezzo, non potranno infatti essere donati ai 22 atleti del Nord e ai loro allenatori e accompagnatori, in osservanza delle sanzioni internazionali varate dall'Onu per punire, e fermare, il programma nucleare e missilistico di Kim Jong-un. Nel documento redatto dalle Nazioni unite viene imposta una vera e propria restrizione sui beni di lusso e sulle apparecchiature elettroniche, potenzialmente utilizzabili a scopi commerciali e militari.

Protesta la nazionale femminile di hockey, così come la squadra di sci, entrambe le delegazioni ritengono infatti che la vicenda stia penalizzando l'aspetto sportivo. Mentre Ryom Tae-ok e Kim Ju-sik, la ormai celebre coppia del pattinaggio (e del disgelo) non sembra più di tanto preoccupata. Grazie alla loro recente esibizione a Taipei, dove hanno conquistato la medaglia di bronzo, Ryom e Kim sono riusciti a mettere le mani sull'ultimo modello di smartphone, e poco importa se non ha il logo preparato dalla Samsung per l'evento. Nel frattempo la squadra femminile di hockey, per non andare incontro a ulteriori sanzioni, si è fatta confezionare le divise da un'azienda finlandese per evitare grane dell'ultimo momento con lo sponsor ufficiale, l'americana Nike. Si tratta comunque di materiale in prestito (mute, caschetti e stecche) da restituire all'azienda di Helsinki al termine del torneo.

La vicenda dell'embargo dei telefonini è stata commentata dal vice-premier nordcoreano RoTu-chol, lo stesso che nei giorni scorsi aveva dato notizia della cancellazione dell'evento congiunto con i sudcoreani che si sarebbe dovuto tenere oggi presso il Monte Kumgang. «In quel caso il problema era con Seul. Sulla questione dei doni chiederemo spiegazioni ai rappresentanti delle Nazioni Unite. Questo non è embargo, ma un insulto agli atleti e al ruolo primario ruolo di ambasciatori di pace». Ancora meno diplomatica l'uscita del ministro degli Esteri Ri Yong-ho, che dopo aver ringraziato la Finlandia per il supporto tecnico al team di hockey ha tirato in ballo una casa automobilistica di Seul e «i doni fatti dal suo presidente Chung Ju-yung per comprare gli arbitri ai mondiali di calcio del 2002. I doni di Seul sono nocivi. Sappiamo tutti come andò a finire». Per la cronaca la Corea del Sud riuscì a salire sul terzo gradino del podio, traendo vantaggio dagli scandalosi arbitraggi nelle partite contro l'Italia (Byron Moreno è un nome che genera ancora oggi incubi) e Spagna.

Commenti

Demy

Dom, 04/02/2018 - 19:13

Lo Sport ormai è infettato dal virus della politica.