Endorsement e autocandidature: Sala e Rossi scalano già il Pd

MilanoFinite le vacanze e ricaricate le pile, ricominciano i giochini della politica. C'è chi sogna di fare il presidente del Consiglio, chi vorrebbe un posticino nel cda di qualche azienda pubblica, chi si accontenterebbe di fare il sindaco o il presidente di Provincia (quelle abolite per finta) e chi aspira a guidare il Partito democratico. Fra le candidature e gli endorsement più o meno velati, spiccano due nomi più o meno eccellenti: quello del commissario unico di Expo, Giuseppe Sala, e quello del governatore della Toscana, Enrico Rossi.

Partiamo dall'ultimo. L'ex assessore alla Sanità della Toscana, quello che ha battuto tutti i record dei buchi in bilancio per un'Asl (270 milioni di euro a Massa), accusato di falso ideologico, l'ex nemico di Matteo Renzi, poi amicissimo di Matteo Renzi e oggi governatore del Granducato, ha lanciato in un'intervista la sua autocandidatura al Pd. Dopo un toscano di Rignano, un altro di Pontedera. «Io alla segreteria? Perché no...», dice Rossi, famoso per avere lo stesso carisma di un bradipo. Forse soffre di autocandidatura precoce, visto che la sfida congressuale sarà nel 2017 e da qui a due anni ne ha da passà d'acqua sotto i ponti (dell'Arno). Questi dieci anni alla guida della Toscana gli hanno dato alla testa. Invece di curarsi di amministrare bene la Regione, pensa a conquistare il Pd. Nel 2017. L'unica cura alla quale è attento è quella per rom e immigrati: ha stanziato 290mila euro per comprare case prefabbricate che metterà nei parchi per farci dormire i profughi. Un candidato eccellente insomma.

Veniamo al secondo. A Renzi, l'idea di Giuseppe Sala sindaco di Milano nel 2016 fa impazzire. «Dipenderà molto da lui e dal Pd di Milano, ma a me Peppe piace moltissimo. Fino al 31 ottobre però ha da sistemare l'Expo». E lì c'è davvero tanto da sistemare. Meglio che Sala ora pensi solo a Expo, perché dal 1° novembre le cose potrebbero cambiare molto. Anche per lui che oggi si cela dietro un « no comment » pur ammettendo una certa attrazione verso Palazzo Marino. Anche il parlamentare del Pd, Emanuele Fiano, autocandidato, pur snobbato da Renzi dice di essere due volte d'accordo con lui, perché «Beppe Sala è un ottimo manager» e perché il presidente del Consiglio «ha detto che decide il Pd di Milano e i politici di questa città devono metterci la faccia». L'assessore ai Servizi sociali Pierfrancesco Majorino, invece, è già spacciato. «Non possiamo perdere Milano», l'imperativo renziano. Per chi non lo sapesse, però, ieri era «un giorno bellissimo per la politica italiana». Parola del tesoriere del Pd, Francesco Bonifazi di ritorno da Formentera: 549.196 persone hanno destinato il 2 per mille al Pd, con un ricavo di 5,5 milioni di euro. È sempre più certo, #lavoltabuona non è neanche questa.