Enel teme la svolta, in Eni si rafforza Descalzi

Stop ai progetti di Starace: per il gruppo più vicino l'addio alla rete in fibra

Gian Maria De Francesco

Roma «E adesso?». Ai piani alti delle principali società quotate controllate dal ministero dell'Economia e in attesa di rinnovo dei cda è questa la domanda che ieri pomeriggio si sentiva ripetere più spesso. Che cosa accadrà dopo la caduta postreferendaria del governo Renzi che aveva stravolto non solo le linee manageriali ma anche il middle management e perfino gli uffici stampa?

Al momento, per Eni non molto sembra cambiare. L'ad Claudio Descalzi potrebbe addirittura vedere la propria posizione rafforzarsi. Secondo quanto indicato da alcuni rumor, i rapporti con Palazzo Chigi parevano essersi molto raffreddati e alcuni vedevano il deterioramento delle relazioni con l'ex premier come una sorta di via libera per una promozione di Francesco Starace dall'Enel a Eni, appunto. Il discorso potrebbe ripetersi per il presidente Emma Marcegaglia, un profilo molto più «politico» rispetto all'amministratore delegato che affiderà le proprie chance di riconferma alle prospettive di rafforzamento del Cane a sei zampe. Ieri la Borsa ha dato un segnale incoraggiante con un +1,1%, mentre Descalzi incontrava il suo omologo di Gazprom, Alexei Miller.

Ancora meglio è andata a Ferrari (+1,7%) e a Fca (+4,6%), nonostante il numero uno Sergio Marchionne si fosse schierato apertamente dalla parte di Renzi. La debolezza dell'euro giova a un gruppo che negli Usa ha un mercato importantissimo e, dunque, gli operatori non guardano al posizionamento politico quanto ai fondamentali. Il top manager è saldo.

Lo stesso non può dirsi per l'amministratore delegato di Enel (-2,25%), Francesco Starace. Ieri i report di Bank of America Merrill Lynch, Redburn e Morgan Stanley segnalavano come il passo indietro di Renzi segnasse una battuta d'arresto, forse definitiva, per il progetto «Open Fiber», la posa di una rete in fibra ottica alternativa a quella di Telecom fortemente voluta e sponsorizzata dall'ex presidente del Consiglio. Starace, terminato il riassetto delle controllate sudamericane, ha da poco varato un nuovo piano industriale fondato proprio sulla digitalizzazione. Questo, tuttavia, potrebbe non essere sufficiente alla riconferma, salvo che il nuovo inquilino di Palazzo Chigi non adotti una linea di continuità, circostanza che al momento non è del tutto da escludere (soprattutto in caso di un esecutivo Padoan). Tattiche e strategie delle prossime settimane saranno rivelatrici anche per quanto riguarda Terna (-1,3%) ove l'insediamento di Matteo Del Fante è stato voluto dal premier in persona. Minori tensioni, certamente, caratterizzeranno il rinnovo del consiglio di Telecom (oggi Tim): il primo azionista Vivendi non sarà più sottoposto a quelle tensioni (per non chiamarle ingerenze) che determinarono la nomina come ad di Flavio Cattaneo senza rendere nessuna informativa al governo.

Altrettanta serenità dovrebbe caratterizzare i rinnovi di Leonardo-Finmeccanica (+3,7%) e di Poste Italiane (+0,2%). Mauro Moretti e Francesco Caio sono amministratori di comprovata esperienza e, soprattutto, con solidi appoggi bipartisan. Il primo ha portato il colosso del gruppo aerospazio e difesa ai massimi degli ultimi cinque anni, il secondo ha rafforzato la presa nel comparto finanziario. Un analogo ragionamento non si può fare per la guida di Cdp (Fabio Gallia) e Ferrovie dello Stato (Renato Mazzoncini), direttamente coinvolte nella realizzazione delle strategie renziane, ma i loro cda non scadono l'anno prossimo e, dunque, c'è tempo per tessere nuove «alleanze». Nel 2017 scade pure il cda di Rai Way (+2,4%), la controllata della tv di Stato che gestisce le torri di trasmissione. Ma si tratta di equilibri che non potranno prescindere da ciò che sarà al settimo piano di un Viale Mazzini «derenzizzato».