Dopo Eni, Enel e Finmeccanica il risiko è completo: avanti toscani e amici "leopoldini"

Roma Con l'arrivo del nuovo vertice di Fs, spiegava ieri una fonte del governo, il quadro sarà completo. Il governo ha già fatto tutte le nomine possibili. Resta appunto la casella delle Ferrovie e sarà un nome all'insegna del renzismo. D'altro canto è lo stesso presidente del Consiglio ad avere sdoganato una sua versione dello spoils system che altri hanno battezzato «lottizzazione personale». «Se mi si dice che io quelle persone le conosco da tempo dico di sì e rivendico questo diritto», disse Matteo Renzi commentando l'infornata ai vertici di Eni, Enel e Finmeccanica.Dopo due mesi di governo sostituì l'élite che governava i grandi gruppi dell'economia ex pubblica da dieci anni, con personaggi di rottura. Donne come Emma Marcegaglia, presidente di Eni, Luisa Todini, Poste, e Patrizia Grieco, Enel. Una novità, anche se le poltrone da amministratore delegato restano agli uomini come Claudio Descalzi (Eni) e Francesco Starace (Enel). Pochi vecchi nomi. Unica eccezione che colpì era quella di Mauro Moretti, patron di Fs ed ex sindacalista (razza che Renzi non apprezza), approdato a Finmeccanica. Nome che continua a circolare ancora oggi. Uno dei pochi che non è mai uscito dalle grazie del premier.Il metodo Renzi diventa più chiaro se si scende la gerarchia. Nei cda è un fiorire di toscani. Persone conosciute quando era sindaco. Professionisti e imprenditori che hanno sostenuto la Leopolda, anche finanziariamente.Ultimo ingresso toscano, Lapo Pistelli all'Eni. Era l'astro nascente della politica fiorentina (militante della Dc e poi del Ppi) quando Renzi era ancora boy scout. «Più bravo di lui», dice chi li ha conosciuti entrambi. Ha lasciato il suo posto da viceministro agli Esteri accettando una golden handshake, benservito dorato.Prima le Poste e oggi le Ferrovie, sono la partita più importante perché nascono da due privatizzazioni che non potevano più essere rinviate. Comunque vada, ci sarà l'impronta del premier nell'economia e nella finanza italiane.Ma anche i piani migliori rischiano di finire male. Le nomine pubbliche, ad esempio. Rossella Orlandi, direttore dell'Agenzia delle entrate è stata nominata da Renzi. Un omaggio a un pezzo importante della Pubblica amministrazione. Quello che gira intorno all'ex ministro Pd Vincenzo Visco. Ma la Orlandi si è presto trasformata in una spina nel fianco. Non ha risparmiato critiche al governo e sulla vicenda dei dirigenti la cui nomina è stata annullata dalla Consulta, ha ingaggiato un braccio di ferro, che ha vinto alla grande. Altra nomina un po' indigesta, quella di Tito Boeri, presidente dell'Inps, che non ha rinunciato a fare l'economista e a usare la sua competenza anche contro l'esecutivo.Ora tutto finito? Non proprio. È in scadenza il consiglio di amministrazione dell'Ice, l'Istituto per il commercio con l'estero, presieduto da Riccardo Maria Monti.Poi nella legge di Stabilità c'è una norma ad hoc sulla Scuola nazionale dell'amministrazione, che è stata letta più come un modo per liberare la casella della presidenza, oggi occupata da Giovani Tria, che un modo per sistemare i conti dell'istituto che sforna i super burocrati (già messi in ordine) e gestire l'unione con le altre scuole (già realizzata).