Un esperto inglese: «Ipotesi bomba». Ma sulla rivendicazione Isis ci sono ancora dei dubbi

L'aereo si sarebbe disintegrato ad alta quota, ma è ancora troppo presto per trarre conclusioni sulle sorti del volo russo 9268 da Sharm El Sheikh a San Pietroburgo che sabato mattina si è abbattuto nel Sinai egiziano, causando la morte di 224 persone. Anche se c'è chi, come Michael Clarke, esperto britannico di intelligence, sostiene che a questo punto prende piede l'ipotesi «non di un collasso meccanico, ma piuttosto di un'esplosione a bordo».

Una squadra di circa cento esperti russi e alti funzionari di Mosca è arrivata nelle scorse ore in Egitto per mettere in piedi l'inchiesta con la collaborazione di egiziani, francesi tedeschi - l'Airbus A321-200 della Metrojet era stato progettato in Francia e prodotto in Germania.

Per il presidente dell'Agenzia federale russa per l'Aviazione, Alexander Neradko, il fatto che i rottami dell'aereo siano sparpagliati su una vasta superficie di oltre 16 chilometri quadrati significa che il velivolo si è disintegrato ad alta quota. La stessa teoria è sostenuta da un altro alto funzionario russo, Viktor Sorochenko, direttore esecutivo del Comitato interstatale dell'aviazione.

È comunque troppo presto per capire le cause del disastro, ha spiegato il ministro dei Trasporti di Mosca Maxim Sokolov che ieri ha ispezionato il sito dell'impatto, 70 chilometri a Sud della cittadina di Al Arish, nel Nord della penisola del Sinai. Nell'area, da mesi l'esercito egiziano è impegnato in una guerriglia contro gruppi estremisti con affiliazioni allo Stato islamico in Siria e Iraq.

È una di queste sigle che ieri dopo la notizia del disastro ha rivendicato l'abbattimento del velivolo - senza fornire materiale video o qualsiasi tipo di prova - legandolo all'operazione militare russa in sostegno del regime siriano di Bashar El Assad. Sia le autorità egiziane sia quelle russe hanno subito fatto sapere di reputare priva di attendibilità la rivendicazione, anche perché, hanno spiegato molti analisti, l'aereo volava a oltre 9.000 metri di altitudine, quindi oltre la portata di armi nelle mani dei gruppi jihadisti del Sinai.

Fin da sabato, le autorità egiziane e russe sembrano propendere per l'ipotesi di un guasto tecnico, ma le informazioni a riguardo sono ancora molto confuse. Secondo un funzionario egiziano dell'Aviation Incidents Committee il pilota avrebbe inviato un segnale di emergenza, mentre lo stesso ministro dell'Aviazione civile, Hossam Kamel, ha spiegato che non esisterebbe traccia di un simile messaggio. Lo stesso presidente egiziano AbdelFattah Al Sisi ha detto ieri che ci vorranno tempo e pazienza per avere i dettagli dell'accaduto.

Nel frattempo però, alcune compagnie aeree internazionali hanno deciso che, nell'attesa di chiarimenti sulle cause del disastro, i loro aerei devieranno le loro rotte lontano dalla penisola del Sinai. Dopo Air France e Lufthansa, anche Emirates e Qatar Airways ieri hanno annunciato il cambio degli itinerari, mentre British Airways, EasyJet e Virgin Atlantic continueranno a volare sull'area. Il ministero dei Trasporti tedesco ha raccomandato alle compagnie aeree nazionali di non utilizzare la rotta dell'Airbus della Metrojet, ai cui vertici è stato chiesto dal regolatore nazionale in materia di sicurezza russo di sospendere i voli finché non sarà trovato il motivo dell'incidente. La compagni Kogalymavia ha risposto che dopo approfonditi controlli tecnici continuerà comunque a far decollare i propri aerei.