Estradato il boss dei migranti Ne spedì 10mila in due mesi

Eritreo, cristiano, 35 anni. Lo chiamano «il generale» Guadagnava fino a un milione di dollari per barcone C'è lui dietro l'ecatombe del 2013 al largo di Lampedusa

«Il generale», uno dei più grossi trafficanti di uomini dalla Libia alle nostre coste, è stato arrestato in Sudan ed estradato martedì in Italia grazie ad un'operazione speciale inglese.

Mered Medhanie Yehdego, eritreo cristiano di 35 anni, era ricercato dalla procura di Palermo anche per il tragico naufragio del 3 ottobre 2013 davanti a Lampedusa trasformato in un'ecatombe per 366 migranti.

«Abbiamo assicurato alla giustizia il capo di una delle più organizzate reti per la gestione del traffico di migranti dalle zone sub sahariane fino al nord Europa» ha dichiarato Francesco Lo Voi, procuratore capo a Palermo.

Gli inglesi hanno soprannominato Medhanie Yehdego «il generale» per il suo atteggiamento che ricorda quello di Muammar Gheddafi, il defunto dittatore libico. «Tra il giugno e agosto del 2014 ha fatto partire oltre diecimila migranti dalle coste libiche» verso l'Italia conferma il pm Gery Ferrara. Nelle carte dell'inchiesta Glauco II, che ha sgominato gran parte della rete dell'eritreo, sono elencati tutti gli sbarchi grazie alle intercettazioni. «Per ogni barcone che parte Mered guadagnava dai 700 mila dollari al milione» ha spiegato Ferrara. A tal punto che parlando al cellulare si vantava di aver comprato una villa in Eritrea di 13 milioni di dollari. E si sospetta che abbia diviso la torta del traffico di uomini con alcuni politici di Asmara coinvolti nel business dei migranti verso l'Italia. Una fotografia con i capelli alla rasta ed una grossa croce d'argento al collo lo ha identificato come uno dei quattro trafficanti di uomini più importanti dal nord Africa. Secondo l'inchiesta Mered gestiva «i luoghi di concentrazione (dei migranti) vigilati da guardie armate, nei pressi di Zwarah e di Tripoli». E organizzava «le traversate via mare per raggiungere la Sicilia, nonché mettendo i migranti in contatto con i suoi referenti sul territorio italiano per organizzarne la ricezione in Sicilia». In pratica gli uomini del boss sull'isola di occupavano «della fuga dai centri di accoglienza per poi aiutare i migranti, dietro ulteriore pagamento, a raggiungere i paesi del Nord Europa individuati quale meta finale».

Il boss preferiva comunicare via Voip, Whatsapp, Skype o Viber sperando di non venir ascoltato dagli investigatori italiani. «Ho troppe persone a bordo, spero che possano arrivare sani e salvi...» sosteneva in un'intercettazione. Due suoi complici ridacchiavano spiegando che Mered imbarca 1000 persone al posto di 500 rischiando di farle naufragare, come è avvenuto nel 2013.

Gli investigatori avevano scoperto che il boss era riparato a Khartum, capitale del Sudan, dopo aver operato impunemente a Tripoli, dove temeva di venir prelevato da un blitz dei corpi speciali. La sua rete non organizzava solo gli sbarchi in Italia, ma pure la tratta terrestre dall'Africa orientale e subsahariana fino alla Libia. E nell'ex regno di Gheddafi sprofondato nell'anarchia elargiva mazzette alle forze di sicurezza per liberare i migranti che venivano intercettati. Le carte dell'inchiesta riportano che il boss «ha pianificato di cessare l'illecita attività criminale condotta e, soprattutto di andare in Svezia» dove vive la moglie accolta come rifugiata. «Non prima, però, di avere ottenuto documenti validi e un sicuro deposito per le ingenti somme di denaro accumulate» scrivono gli inquirenti. Almeno 3mila dollari per migrante per un totale stimato di 51 milioni depositati in Israele, Germania ed Emirati arabi.

Kartum era una capitale più defilata, ma gli specialisti inglesi del National Crime Agency coinvolti nell'operazione lo hanno individuato nella zona di El Diem grazie alle informazioni italiane. Gli agenti britannici hanno utilizzato la loro «rete internazionale» e in collaborazione con le autorità sudanesi sono riusciti a catturare il boss dei trafficanti di uomini il 24 maggio. Due settimane dopo è stato estradato in Italia. «Dalle intercettazioni - ha spiegato il dirigente della Squadra mobile di Agrigento Giovanni Minardi - è emerso che ancora di recente Mered sosteneva di avere fatto partire altre 7mila persone dalla Libia».