Europa e Nato contro Mosca «Liberate le navi e i marinai»

Berlino e Parigi si propongono per una mediazione Stoltenberg: «Atto grave, le azioni hanno conseguenze»

Se la battaglia navale nello stretto di Kerch è durata pochi minuti, quella diplomatica che le farà seguito minaccia di trascinarsi molto più a lungo e di essere altrettanto drammatica. Il braccio di ferro tra Mosca e Kiev, infatti, ha aperto la strada a una serie di prese di posizione occidentali - soprattutto europee - a sostegno delle ragioni dell'Ucraina, ma anche preoccupate di possibili e indesiderati sviluppi bellici.

In sintesi, la Russia giustifica lo speronamento e il sequestro di tre unità della Marina militare ucraina nello stretto di Kerch con la difesa del proprio territorio, e in particolare delle acque territoriali. Dando per ovvio sottinteso che la Crimea faccia parte della Russia. L'Ucraina, invece, che ovviamente non riconosce l'annessione della Crimea da parte di Mosca dopo il «referendum» del marzo 2014, basa la sua richiesta di solidarietà internazionale proprio sul riconoscimento della propria sovranità (ormai virtuale) sulla penisola.

Solidarietà che è prontamente arrivata. A nome dell'Unione Europea hanno contattato il presidente ucraino Petro Poroshenko sia Donald Tusk, che presiede il Consiglio Europeo, sia l'alta rappresentante per la politica estera Federica Mogherini, ricordando che l'Ue non riconosce l'annessione della Crimea da parte della Russia e condanna la sua aggressione militare all'Ucraina nel Donbass. I principali Paesi europei hanno espresso posizioni simili, con qualche significativa sfumatura: così la Francia afferma che «nulla sembra giustificare l'uso della forza da parte di Mosca», ma l'assai più critica Gran Bretagna denuncia «l'aggressione russa» e aggiunge che «ancora una volta vediamo il disprezzo della Russia per le norme internazionali e la sovranità dell'Ucraina»; la Germania invece assume un ruolo più «responsabile» e, dopo la telefonata «preoccupata» della cancelliera Merkel a Poroshenko, con il suo ministro degli Esteri Heiko Maas esprime la preoccupazione per «una grave crisi da evitare», proponendo una mediazione franco-tedesca per risolverla.

Al Consiglio di Sicurezza dell'Onu, prontamente convocato su richiesta di Mosca, i cinque Paesi dell'Ue che ne sono membri hanno preso le parti dell'Ucraina, e così ha fatto l'ambasciatrice degli Stati Uniti Nikki Haley («Vorremmo relazioni normali con la Russia, ma queste azioni illegali continuano a renderlo impossibile»).

Più duri i toni del segretario generale della Nato Jens Stoltenberg: «La Russia non ha alcuna giustificazione per l'uso della forza militare. Bisogna fare tutto il possibile per evitare che la situazione diventi più pericolosa. Ma è accaduto un fatto grave, e Mosca deve capire che le azioni hanno conseguenze».

RFab