In Europa non era mai successo. Nel 2014 record minimo di incidenti

Eppure l'aereo è il mezzo di trasporto più sicuro del mondo, più del treno, più dell'automobile. Ogni catastrofe rischia di offuscare con l'emozione questa certezza, che la ragione deve invece tenere ben salda. I numeri sono la prova. Nel 2014 hanno volato circa 3,3 miliardi di persone in tutto il mondo; i morti sono stati 641, un morto ogni 5,147 milioni di passeggeri. La fonte è la Iata, l'associazione alla quale aderiscono le principali 250 compagnie commerciali del mondo. Lo scorso anno, dal punto di vista della sicurezza è risultato il migliore nella storia dell'aviazione: il numero dei morti è stato superiore alla media degli ultimi anni (517 morti nel quinquennio 2009-2013) ma il numero di incidenti è stato nettamente inferiore, 12 nel 2014 contro i 19 della media dei cinque anni (le statistiche 2014 non tengono conto dei 298 morti sull'aereo della Malaysian airlines, che è stato abbattuto da un missile in Ucraina, fatto che non viene classificato come «incidente»). Sempre secondo i dati forniti dalla Iata, l'anno scorso c'è stato un incidente ogni 4,34 milioni di voli.

Ieri le agenzie hanno battuto la notizia che l'incidente all'Airbus di Germanwings è il primo disastro aereo che riguarda un volo low cost. Attenzione però a non cadere in inganno. Le compagnie low cost costituiscono una categoria commerciale, non un settore aeronautico a sé. In altre parole, un volo a bassi costi e a basso prezzo deve corrispondere a tutte le strettissime regole del trasporto aereo, esattamente come qualunque compagnia tradizionale di linea. È sbagliato pensare che le low cost risparmino sulle manutenzioni o sugli standard di sicurezza: devono essere in regola come i concorrenti. Le autorità di controllo in tutti i Paesi evoluti sono molto efficienti; e quando un Paese terzo non dà sufficienti garanzie di affidabilità, gli altri compilano delle «liste nere» impedendo a chi non rispetta gli standard di sicurezza di atterrare sul proprio suolo. La sicurezza naturalmente si materializza in una lunghissima serie di adempimenti, che comprendono le certificazioni ai progetti, ai costruttori, alle compagnie, alla formazione del personale; vengono certificati anche i sistemi di controllo del traffico aereo, gli aeroporti, le singole piste (per le quali è stabilito persino il peso per metro quadrati che possono sostenere). La sicurezza poi riguarda - come tutti sanno - le procedure d'imbarco, i controlli sui passeggeri e sui bagagli, molto più stringenti dopo il 2001.

La Iata nel 2003 ha creato un istituto, lo Iosa, che stabilisce gli standard ai quali le compagnie devono attenersi per la gestione e il mantenimento della flotta. Il risultato è che le compagnie controllate dalla Iata hanno la metà degli incidenti rispetto alle altre.

Infine, ieri si è detto che l'Airbus 320 precipitato era stato immatricolato nel 1990, inducendo a pensare che fosse «vecchio». Anche qui, una precisazione: le norme internazionali non stabiliscono limiti di età, ma solo regole di efficienza alle quali un velivolo deve attenersi. Non contano gli anni, ma l'usura: esce di mercato solo quando le manutenzioni diventano troppo onerose, o quando la sua sostituzione con un aereo nuovo diventa più conveniente sotto il profilo economico.