Europa in paranoia: si arma contro Putin

La Finlandia allerta 900mila riservisti e la Polonia spende 5 miliardi in missili. Un solo incubo: finire come l'Ucraina

L'esercito finlandese ha informato con una lettera 900mila riservisti sui dettagli del loro ruolo in caso di guerra. La mossa dei vertici militari - definita «rara» da molti nel Paese - arriva in un momento in cui in gran parte delle nazioni dell'Europa dell'Est cresce l'irrequietezza legata ai movimenti di truppe russe oltre il confine e nel mar Baltico, e dopo l'annessione l'anno scorso da parte di Mosca della penisola ucraina della Crimea. Un portavoce del ministero della Difesa finlandese parlando alla Bbc ha spiegato che la lettera inviata ai riservisti non avrebbe nulla a che fare con la situazione geopolitica e con le tensioni europee con la Russia, ma sarebbe parte di una riforma interna dei ranghi dell'esercito iniziata addirittura nel 2008. È difficile però non mettere in collegamento la presunta revisione militare di Helsinki con l'agitazione in altri Paesi vicini.

La Finlandia, che per oltre cento anni ha fatto parte dell'ex impero russo, fu invasa nel 1939 da Mosca e la memoria storica brucia ancora oggi, ravvivando i timori. Come durante la Guerra fredda, è un Paese neutrale e non fa parte della Nato. Un'aggressione lungo gli oltre 1.300 chilometri di confine con la Russia non farebbe dunque scattare l'intervento dell'Alleanza Atlantica, con cui però Helsinki nei mesi passati ha irrobustito la cooperazione. A innervosire il governo, infatti, ci sono stati diversi sorvoli nello spazio aereo nazionale di aerei da guerra russi e un misterioso episodio in cui la marina militare finlandese ha sparato colpi di avvertimento a un sottomarino di una nazionalità non identificata, ad aprile. Qualcosa di simile - culminato in una caccia da film d'azione anni Ottanta - è avvenuto al largo di Stoccolma a ottobre, quando la marina svedese ha cercato di intercettare un altro sottomarino di cui non è stata mai rivelata la provenienza. Le preoccupazioni dei Paesi del Nord e dell'Est Europa nei confronti della Russia si sono concretizzate in aprile quando i ministri della Difesa di Svezia, Finlandia, Islanda, Danimarca e Norvegia (queste tre sono membri della Nato) hanno firmato un comunicato congiunto sul giornale norvegese Aftenposten : «I leader russi - era scritto - hanno mostrato d'essere preparati all'uso pratico ed effettivo dei mezzi militari per il raggiungimento dei loro obiettivi politici anche quando questo significa violare la legge internazionale».

Le esercitazioni della Russia e i movimenti nel Baltico e lungo i confini delle sue truppe non preoccupano soltanto questi Paesi. I più irrequieti sono da mesi i governi del Baltico - giovedì i leader europei si sono incontrati a Riga, in Lettonia, per parlare proprio della situazione russa - e la Polonia, tutti membri della Nato. Varsavia ha da poco affidato una maxi commessa da cinque miliardi di dollari all'americana Raytheon per l'acquisto di batterie di missili anti-aerei Patriot. Sul suo territorio - come nei tre Paesi baltici che fino al 1991 erano sotto l'Urss - gli Stati Uniti hanno inviato truppe.

L'Estonia ha condotto questa primavera le più vaste esercitazioni militari dopo la Guerra Fredda, con 13mila soldati e riservisti coinvolti. «Questa nuova situazione della sicurezza - ha detto il suo ministro della Difesa Sven Mikser - sarà di lunga durata. Se proviamo a essere troppo conciliatori e prendiamo misure per abbassare le tensioni in maniera unilaterale, quello è il momento in cui Putin sente la debolezza e l'indecisione e corre a riempire il vuoto». I tre governi baltici - Estonia, Lituania e Lettonia - hanno firmato a maggio una petizione per chiedere alla Nato il dispiegamento di truppe stazionate permanentemente sul loro territorio, e già da mesi i caccia dell'Alleanza pattugliano i cieli della regione.