Ex assessore scagionato: «Non è colluso coi boss»

La sua carriera politica, primi passi nel Psdi («con Ferri», ricorda orgoglioso) a Forza Italia e poi al Pdl(è stato per due volte presidente del Consiglio comunale di Parma, consigliere del ministro Pietro Lunardi, ed assessore con Vignali sindaco) è stata interrotta nel 2011 da un arresto choc (21 giorni di carcere più due mesi ai domiciliari) per varie accuse poi smontate. A gennaio scorso, nell'operazione antimafia Aemilia che ha portato all'arresto di un'ottantina di persone, l'ennesima mazzata: nuova richiesta d'arresto con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, per un pugno di voti in odor di mafia alle amministrative del 2007, ottenuti per i pm in cambio di denaro, 50mila euro solo in parte pagati, e dei quali però non c'è traccia, se non nelle chiacchiere intercettate. Un'accusa infamante, che Giovanni Paolo Bernini, 52 anni, ha sempre respinto sdegnato. E adesso non uno ma ben due giudici dicono che ha ragione: non c'è alcun indizio di contatti tra lui e uomini in odor di 'ndrangheta, e non c'è neppure alcun elemento che possa far configurare il voto di scambio politico mafioso. Insomma, tutta una bolla di sapone.

«In questo caso giustizia è stata fatta – dice l'ex assessore – da magistrati seri che hanno studiato le carte». E in effetti prima il Gip di Parma, che ha rigettato la richiesta d'arresto, e adesso il Tribunale del Riesame, cui il pm aveva fatto ricorso, sono stati nettissimi rispetto alle accuse di mafia: non ci sono elementi né per contestare a Bernini il concorso esterno, e neppure per ipotizzare il cosiddetto 416 ter, il voto di scambio politico mafioso, perché non c'è alcun indizio «che la promessa di procurare voti sia stata fatta con l'impiego di modalità intimidatorie». Insomma, nulla di nulla, nemmeno un contatto diretto con Bernini in una montagna di intercettazioni. Al massimo, per i giudici, all'ex assessore può essere contestata la corruzione elettorale, che comunque sarebbe già prescritta.

È soddisfatto, Bernini. Ma non può fare a meno di notare che lui, di centrodestra, è finito nel tritacarne, mentre il Pd ha avuto ben altro trattamento: «Se siamo noi del centrodestra – dice – a prendere voti dai cittadini di origine meridionale siamo mafiosi, se è la sinistra invece è normale campagna elettorale. E così in questa inchiesta l'ex sindaco di Reggio Emilia, ora ministro, Graziano Delrio, è stato ascoltato dai pm (per la sua partecipazione a una processione in Calabria, ndr ) ma non è stato neppure indagato, così come altri Pd». Comunque, Bernini adesso intravede l'uscita dal tunnel: «Per otto anni mi hanno narcotizzato. Ma la giustizia è arrivata».