Expo, ritardo «all'italiana» per le vetrine del tricolore

A due settimane dall'inaugurazione, Padiglione e Palazzo Italia sono ancora cantieri dove si lavora affannosamente 24 ore su 24

Sono stati pensati e progettati per essere il simbolo del nostro Paese durante i sei mesi dell'Expo e lasciare a bocca aperta le decine di capi di Stato e i venti milioni di visitatori attesi a Milano. Ma quando ormai mancano appena due settimane all'inaugurazione del primo maggio, il Padiglione e Palazzo Italia non sembrano proprio poter essere all'altezza delle aspettative. O forse ci sbagliamo e saranno proprio i loro cantieri che rimarranno aperti ben oltre il taglio del nastro la migliore (o peggiore) immagine di una nazione e di un popolo rimasto irrimediabilmente imbrigliato nella ragnatela della politica e nei lacci diabolici della burocrazia. Umiliando ancora una volta il genio italico. Per non parlare della difficoltà, se non impossibilità, di metter mano a delle grandi opere senza passare dalla aule dei palazzi di giustizia. Come anche questa Expo ha dimostrato.

Sono settimane che sul milione di mq del sito di Rho-Pero l'accesso è vietato a giornalisti, fotografi e telecamere. Per ragioni di sicurezza, hanno spiegato i vertici della società a cominciare dal commissario Giuseppe Sala, probabilmente ben contenti di lasciar lontani i ficcanaso. Ma per immaginare lo stato dell'arte non c'è davvero bisogno di molta fantasia. E così non destano nemmeno troppa meraviglia le foto rubate all'interno della recinzione e pubblicate ieri dal sito internet di Oggi per lanciare il prossimo numero. La data, assicurano, è il 15 aprile. «E una cosa balza subito all'occhio - si legge nell'anticipazione -. Tra quindici giorni sarà un miracolo vedere tutto (o quasi) a posto e sistemato». E per Padiglione Italia «ci sono le solette, le pareti, le travi... E praticamente nient'altro. Una corsa contro il tempo per realizzare il miracolo». Polvere e detriti.

Ritardi che nessuno ha mai negato. Tanto che è stato lo stesso Sala ad assicurare dopo la vista nel giorno di Pasquetta insieme al sindaco Giuliano Pisapia che di Palazzo Italia «non tutto sarà pronto, ma sarà visitabile». Equilibrismo concettuale difficile da spiegare a un giapponese o a un tedesco a cui comunque il biglietto è stato fatto pagare per ntero. Anche perché proprio ieri a Pechino il commissario generale del Padiglione della Cina ha annunciato con tanto di conferenza stampa che i loro tre padiglioni (mega padiglioni e di cui due privati) sono pronti. Mentre, alla domanda dei giornalisti, ha confessato di non essere in grado di affermare che Milano «è pienamente pronta» a ospitare l'Expo. E del resto è lo stesso commissario Sala a dover dire che per quanto riguarda i trasporti e la situazione delle strade per arrivare all'Expo «quello che abbiamo non è ottimale, ma è stato fatto molto». Altro equilibrismo. A non aver fatto i compiti a casa, in questo caso, il Comune di Milano che oltre alle strade incomplete conta (forse) di poter inaugurare qualche nuova fermata di metropolitana il 29 aprile. A giuste ventiquattr'ore da un big bang che porterà a Milano 100mila persone al giorno per 186 giorni. E 250mila nelle molte giornate di punta.

Tornando al Padiglione e soprattutto all'Italia, le date dicono che l'Expo è stata vinta nel marzo del 2008, il concorso per il Padiglione aggiudicato allo studio romano Nemesi bandito nell'aprile del 2013 e la gara per il progetto nell'ottobre del 2013. Cantiere a marzo 2014. Non proprio tempi strettissimi, ma oggi la certezza che il progetto non sarà completato nonostante si lavori ormai da tempo su tre turni che coprono le ventiquattr'ore. A rischio addirittura il quarto piano e la terrazza del quinto. Preoccupato anche il governatore Roberto Maroni costretto qualche giorno fa ad alzar bandiera bianca sul Padiglione della Lombardia che sarà sul cardo che fa parte del progetto Padiglione Italia. «Non ho la garanzia che sia pronto per il primo maggio, purtroppo però non dipende da noi».

Per non parlare del solito vizio italico degli extracosti. Quelli che le imprese aggiungono alla fine, aumentando (e di molto) quelli con cui hanno vinto la gara. Anche per Padiglione Italia sarà così: costerà 92 milioni al posto dei 63 previsti.

di Giannino della Frattina

Milano

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