Far West a Palazzo Madama: la Fedeli finisce in infermeria

Urla e spintoni al Senato sullo ius soli. La Lega occupa i banchi del governo e nella rissa la ministra si ferisce

Fuori picchia il caldo anomalo, dentro ci si mena. Giornataccia. Succede di tutto a palazzo Madama. Tutto dopo che, su proposta della De Petris (Sinistra Italiana), l'aula decide di invertire l'ordine del giorno e di passare all'esame del ddl sullo ius soli (subito cittadinanza a 800mila immigrati, poi 45mila all'anno) prima del voto sulle pregiudiziali di costituzionalità del decreto vaccini. Il Pd accelera i tempi e il Senato va fuori controllo. Un contuso, un espulso (poi graziato), urla, spintoni, cerotti e cubetti di ghiaccio. E la ministra dell'istruzione Valeria Fedeli ferita al braccio.

Protagonisti della bagarre quelli della Lega, schierati contro (anche fisicamente) all'incardinamanto del ddl sulla cittadinanza contenente lo ius soli. Il presidente del gruppo Gian Marco Centinaio finisce col ghiaccio sulla mano sinistra e sul ginocchio per essersi aggrappato ai banchi del governo, resistendo alla presa degli assistenti parlamentari. Con lui i senatori Crosio, Tosato e Nunziante si spingono fino alle poltrone dell'esecutivo, ma sarà il capogruppo a farne le spese maggiori, anche se poi sdrammatizzerà, piegato sul bancone: «In sette son venuti a prendermi, capirai».

Il Senato sembra uno stadio. Il senatore Raffaele Volpi, vedendo che il presidente Grasso porge la parola al relatore Salvatore Torrisi anziché a Calderoli, porge da par suo un paio di «vaffa» alla presidenza. E, come allo stadio, Grasso lo richiama espellendolo. Poi vede l'aria che tira e ci ripensa. «Un precedente così neanche l'arbitro Moreno!», commenterà poi Calderoli. «Del resto quando i giocatori si arrivano a nascondere l'arbitro deve comportarsi come può...», si giustifica Grasso. La versione di Volpi è estrema: «Avevo solo chiesto la parola, ma Grasso è noto per non farmi parlare. Una volta, molto tempo fa, gli ho dovuto tirare un libro. E allora noi della Lega abbiamo occupato i banchi del governo, io ho resistito come a Fort Alamo».

Il parapiglia continua dopo una serie di cartelli contro lo ius soli esposti dalla Lega. La ministra dell'Istruzione Valeria Fedeli rimane contusa al gomito e viene medicata nell'infermeria del Senato. La ministra sarebbe stata spintonata dai leghisti contro il banco del governo e le sedie. La Fedeli se la caverà con due cerotti al braccio e un antidolorifico, lo confermerà lei stessa su Twitter: «Sto bene. Non saranno i tentativi di sopraffazione a fermare una battaglia di civiltà come lo ius soli!». Nel frattempo la Lega presenta 48.408 emendamenti. E mentre i senatori del Carroccio urlano, il presidente della commissione Affari costituzionali, l'alfaniano Salvatore Torrisi, prova a illustrare il provvedimento. Rinuncerà depositando la relazione scritta. Grasso rinvia la seduta a martedì 20 giugno ma è quasi certo che il voto definitivo sul testo verrà rinviato a dopo i ballottaggi delle amministrative.

In serata (va in onda oggi alle 13,30) Centinaio è stato ospite di Radio1 a Un Giorno da Pecora. Ha spiegato che l'incidente col ministro non è stata colpa sua. «Una volta occupata l'aula mi sono messo a fianco della Fedeli. Non ci siamo rivolti la parola. Sono rimasto li seduto, attaccato ai banchi del governo, finché non sono arrivati sette commessi. Posso sfidarvi a trovare un'immagine in cui la Fedeli si fa male. Nessuno l'ha toccata, non riesco a capire». Per riappacificarsi le manderà dei fiori. «Delle margherite. Perché se le mandassi rose potrebbe sembrare che ci stia provando...».

Commenti
Ritratto di Uchianghier

Uchianghier

Ven, 16/06/2017 - 11:07

Perché gli hanno fatto un cura intensiva di storia, geografia e lingua italiana.