Il Far West della recessione Manager ucciso da debitore

La vittima, consulente della Moncler, freddato con tre colpi in testa Arrestato un suo amico imprenditore: la lite per questione di soldi

Marino SmiderleLa Bmw sembra dimenticata in tangenziale. Accostata alla meglio, come se l'autista fosse costretto a una fermata d'emergenza in mezzo ai campi di Piombino Dese, nel Padovano. È sera, la strada è poco illuminata, isolata, c'è pure un po' di nebbia. Un carrozziere che abita poco lontano, però, si insospettisce, chiama i carabinieri. Che poco prima avevano ricevuto un'altra telefonata, quella di una moglie preoccupata per il mancato rientro a casa del marito. Non ci vuole molto a verificare: al volante di quella Bmw station wagon grigio scuro c'è proprio Ezio Sancovich, 62 anni, già capoarea della «Moncler» e ora consulente esterno dell'azienda nota per la produzione dei piumini diventati un'icona ai tempi dei paninari.È riverso nell'abitacolo con tre pallottole in testa. L'assassino gli ha sparato da trenta centimetri con una pistola di piccolo calibro. Sul cellulare del dirigente le chiamate a vuoto della moglie che lo aspettava per cena. Nessun testimone, buio fitto, con un solo bossolo, sui tre sparati, trovato sull'asfalto. Auto intatta, se si esclude un tergicristallo divelto e lo specchietto laterale piegato in modo innaturale, possibili tracce di un diverbio finito tragicamente, magari per un litigio tra automobilisti. Compito all'apparenza impervio per i carabinieri di Padova, guidati dal colonnello Stefano Iasson, che fino a ieri pomeriggio sembravano alle prese con un giallo di difficile soluzione. E invece la soluzione, grazie alla ricostruzione dei tabulati telefonici e ad altre indagini accurate, è arrivata dopo meno di 24 ore. Gli inquirenti sono andati a colpo sicuro a Martellago, a casa di Renato Rossi, 67 anni, un imprenditore nel settore della moda di Piove di Sacco che aveva rapporti d'affari con la vittima, per portarlo in caserma. Alla presenza di un avvocato gli è stata contestata l'accusa di omicidio volontario ed è stato trasferito al carcere Due Palazzi di Padova. Da una prima ricostruzione, pare che i due si fossero dati un appuntamento e che Rossi fosse nell'auto di Sancovich al momento dell'esplosione del litigio. Questione di debiti, secondo quanto risulta agli investigatori: l'imprenditore veneziano doveva ancora saldare le fatture delle forniture e, alla richiesta del pagamento, sarebbe scoppiato un litigio tra i due. Poi Rossi ha estratto la pistola e ha sparato tre colpi in testa al consulente della Moncler, uccidendolo all'istante. È il Far West della recessione. I carabinieri hanno perquisito l'abitazione e l'auto dell'assassino per trovare ulteriori indizi per dichiarare definitivamente chiuso il caso. Di fronte ai riscontri degli inquirenti, Rossi alla fine è crollato, confessando il delitto.Niente questioni personali, quindi. E del resto Sancovich conduceva una vita assolutamente tranquilla a Rubano (Padova). Moglie, due figlie, il massimo della «trasgressione» di questo stimato manager del settore moda era un giro in bicicletta, di cui era grande appassionato. « E Renato Rossi? Uno dei tanti imprenditori e commercianti con cui il marito aveva a che fare per questioni di lavoro. La vittima conosceva il suo assassino da tempo e mai avrebbe pensato a una reazione del genere. Altrimenti non sarebbe andato all'appuntamento fatale.