Il far west di Roma a 5 Stelle: aggredito coi bastoni in metrò

Viaggio nella giungla Atac: raid contro una guardia giurata che aveva fermato dei bulli senza biglietto

Il peggior girone dantesco è sotto terra. I romani lo calpestano di fretta senza pensare che, di lì a poco, si lasceranno inghiottire e masticare alla modica cifra di 1 euro e 50 a corsa. E chissà quando ma, soprattutto, in quali condizioni il gigante cavernoso li risputerà fuori dal suo antro umido.

In molti casi si contano i giorni di prognosi e tutto sommato è andata bene al vigilante romano che, intorno alle 5.30 di ieri mattina, è stato messo ko da un gruppetto di bulli. Dopo essersi storditi d'alcol volevano provare l'ebbrezza di accedere alla stazione San Paolo della Roma Lido senza biglietto. Allontanati dalla guardia giurata, sono tornati poco dopo assieme a complici e bastoni per vendicarsi. E l'uomo è stato ferito ad un braccio.

Decisamente peggiori i segni lasciati da un telefono cellulare, brandito come un'arma medievale da una rom di appena 9 anni, sul viso della signora Maria Assunta Devoti. Sessantatré anni e il coraggio di dire ai turisti che attendevano la metro sulla banchina della fermata Barberini: «Beware of pickpockets ». Anche se l'inglese lo mastica appena ha imparato quella frase apposta: «Perché prendo la metro ogni giorno per andare a lavoro e, ogni giorno, sono costretta ad assistere ai continui soprusi delle baby gang di rom».

Ma i lividi di Maria Assunta sono nulla rispetto alle lesioni riportate da Natalya Garkovich: un polmone perforato e fratture multiple. La donna bielorussa rimasta incastrata tra le porte della metro è stata trascinata per ben 135 metri ed il macchinista, Gianluca Tonelli, si è accorto della «fatalità» solo alla fermata successiva. «Facciamo turni massacranti, cinque ore senza una pausa per andare in bagno, il caldo, il poco ossigeno in galleria. Ho sbagliato, ma altre cose sono andate storte», ha detto ai cronisti. Omettendo però quel doppio lavoro come facchino in un'impresa di «movimentazione» di materiale edile nei pressi di Ostia. Scrive Il Messaggero: «Di giorno facchino in una ditta vicino casa, dal pomeriggio in poi dipendente della più grande partecipata dei trasporti pubblici d'Italia. Col compito di guidare treni con centinaia di passeggeri, viene da chiedersi in quale condizione fisica (e di sicurezza per gli utenti), dopo le ore passate a spostare carichi tra Dragona e Casal Bernocchi. Così potrebbero spiegarsi, forse, le richieste di turni serali che Tonelli avrebbe continuamente avanzato ai suoi responsabili. Per avere la mattina libera? ». Ma i colleghi fanno scudo attorno a lui «un conducente esperto e responsabile» facendo presente che diversi convogli «non dovrebbero partire, ma li guidiamo per senso di responsabilità».

Poi arriva Bruno Rota, direttore generale dell'Atac, che fotografa lo sfacelo aziendale dalle colonne del Corriere della Sera. «In questi mesi ho preso progressivamente atto di una situazione dell'azienda assai pesantemente compromessa e minata, in ogni possibilità di rilancio organizzativo e industriale, da un debito enorme accumulato negli anni scorsi». E ancora: «L'effetto combinato dell'anzianità del parco mezzi e l'impossibilità di fare interventi di manutenzione, dato che non si trovano fornitori disposti a darci credito, fa sì che non si riesca a far fronte alle esigenze di normale funzionamento». Una situazione grave che non andava rivelata. Meglio dare la colpa ai furbetti «doppiolavoristi». Ed Enrico Stefàno, presidente della Commissione trasporti del Campidoglio nonché «pretoriano» della Raggi sbotta su Facebook: «Apprendiamo dai giornali che Rota denuncia una situazione disastrata dell'azienda. Ne siamo più che consapevoli, e abbiamo scelto un dg tramite procedura ad evidenza pubblica proprio per affrontarla. Ma è necessario aggredire i problemi e provare a risolverli». Poi la replica di Rota e la querela di Stefàno contro l'ormai ex Dg. Continua la «saga» delle deleghe in Campidoglio e, ogni giorno, i romani si svegliano sapendo che dovranno viaggiare all'inferno.