Faraone: il boicottaggio del test Invalsi è stato indecente

RomaBoicottaggio dei test Invalsi, sit-in davanti a Palazzo Chigi, cancellazione di tutte le attività aggiuntive, un nuovo sciopero. E anche il blocco degli scrutini. La guerriglia degli insegnanti contro la riforma della Buona Scuola, iniziata con lo sciopero del 5 maggio prosegue con una mobilitazione che potrebbe arrivare a forme estreme e dannose per gli studenti come il blocco degli scrutini. Una scelta che il Pd ma anche Forza Italia ha definito inaccettabile. «Bloccare gli scrutini sarebbe gravissimo - dice Elena Centemero, Fi - non si può paralizzare il nostro sistema di istruzione». E sul boicottaggio dei test Invalsi già in atto interviene il sottosegretario Davide Faraone, definendolo «indecente».

Questo il pessimo risultato dell'incontro programmato ieri a Palazzo Chigi con grande schieramento di forze a da parte del governo con il sottosegretario alla Presidenza del consiglio, Claudio De Vincenti e i tra gli altri i ministri delle Riforme, Maria Elena Boschi, delle Infrastrutture, Graziano Delrio e dell'Istruzione, Stefania Giannini. Sul fronte opposto i segretari nazionali di Cgil, Susanna Camusso; Cisl, Annamaria Furlan; Uil, Carmelo Barbagallo oltre a Cobas, Snals e Anief. Ed è stata proprio la Camusso ad annunciare per prima che le modifiche apportate in Commissione Cultura al ddl di riforma erano insufficienti. «Siamo lontani dal cambiamento di impianto richiesto - ha detto la Camusso -. Continueremo le iniziative per ottenere le modifiche e non escludiamo neppure il blocco degli scrutini». Secca la risposta della Giannini. «Questa è una riforma strategica non faremo passi indietro - ha replicato il ministro - si tratta di trovare soluzioni tecniche senza scardinare l'impianto della riforma». Sembra difficile però si possa trovare un compromesso su posizioni inconciliabili. «Il governo ha promesso di prendere in considerazione le nostre osservazioni - spiega Massimo Di Menna, Uil Scuola - ma in modo generico senza entrare nel merito delle richieste».

Cancellazione del precariato, «superpoteri» del dirigente, gestione dei premi di merito ai docenti. Sono i tre nodi intorno ai quali si consuma lo scontro e sui quali né governo né sindacati appaiono disponibili ad arretrare. Eppure l'incontro di ieri doveva servire proprio a riaprire la porta del dialogo dopo lo sciopero del 5 maggio. Matteo Renzi fin dal mattino in un forum sul sito di Repubblica poi attraverso una serie di tweet aveva difeso la riforma spiegando come il governo fosse già andato incontro a molte delle richieste avanzate dai sindacati per esempio ammorbidendo il profilo manageriale del dirigente scolastico e garantendo l'assunzione degli idonei del concorsone 2012 anche se con lo slittamento di un altro anno. E Renzi ha pure promesso di rispondere attraverso l'hashtag matteorisponde a tutte le domande sulla riforma, ribadendo però che l'impianto non si tocca. Ovvero che, ad esempio, pure se gli abilitati dei Tfa e dei Pas hanno ragione ad essere arrabbiati non possono entrare nel calderone degli assunti.