Una «fatwa» vip contro D&G Ma l'attacco è interessato

Si allarga il boicottaggio per la frase controcorrente sui figli in vitro. Tra i volti noti anche Victoria Beckham, stilista «concorrente», e star che indossano altri marchi

È prima di tutto il tema che non ammette sfumature qui, dove il grigio non si intona con niente. Temi sensibili e difficili, da maneggiare con cura, soprattutto se poi ad affrontarli sono due personaggi che della trasgressione sono icone. E così, quando Domenico Dolce e Stefano Gabbana escono dal coro per dire una cosa che suona così dannatamente tradizionale e che ecco, «siamo contrari ai figli frutto cella chimica che non hanno padre e madre» allora sì che apriti cielo. L'indignazione che si è alzata ha raggiunto proporzioni da tsunami. La protesta social che è stata lanciata da Elton John su Instagram attraverso l'hashtag #boycottdolcegabbana ha scatenato, nelle ultime 24 ore, quasi 29mila tweet, che hanno raggiunto un'audience potenziale di 50,3 milioni di utenti (data dalla somma dei followers degli account che hanno twittato e retwittato). La ola che dai piani alti dei personaggi famosi rimbalza e fa una eco gigantesca. Naturalmente molta gente che indossa altri marchi e pure Victoria Beckham che di marchio ne ha uno tutto suo. Da Ricky Martin a Courtney Love, da Martina Navratilova a Sharon Stone, trascinandosi dietro folle di fan. «Mando amore a Elton, David, Zachary, Elijah e tutti i bei bimbi nati in provetta», ha twittato Victoria Beckham, l'ex Spice Girls oggi affermata stilista ha preso posizione a fianco di Elton John. Come Sharon Stone, che si è affrettata a esprimere solidarietà con un tweet in appoggio al boicottaggio con l'hashtag #boycottDolceandGabbana. Anche lo sceneggiatore e regista americano Ryan Murphy, noto per aver creato le serie tv Popular, Nip/Tuck, Glee, American Horror Story e The New Normal, si è espresso contro i due stilisti via twitter: «i loro vestiti - ha scritto - sono brutti come il loro odio». Fa impressione la veemenza. La rabbia che emerge e sguscia via dai messaggi. «Ho raccolto tutti i miei vestiti Dolce e Gabbana e li voglio bruciare», scrive Courtney Love. Tutto per una dichiarazione. Discutibile, condivisibile o meno, ma pur sempre un'opinione che lascia uno strascico ad alto contenuto di spaccatura e di intolleranza. Da entrambi le fazioni. «In tema di gay, preferiamo decisamente il presunto tradizionalismo siculo di Domenico Dolce al neocolonialismo progressista di Elton John. Col suo denaro, il cantante inglese non ha esitato infatti a comprarsi gameti e utero», dice il deputato Gian Luigi Gigli. Qualche cosa si muove nella cosiddetta lobby gay che su alcuni argomenti è sempre apparsa compattamente monolitica. È il presidente di GayLib che dice: «sono stati gli unici, sia pure con parole forse troppo forti, a trovare il coraggio di dire no a un pensiero unico fuorviante e mistificatorio che una parte del movimento gay vorrebbe imporre a tutti gli omosessuali. Per questa ragione lanciamo un altro hashtag: #SiamoTuttiDolce&Gabbana». Un'occasione buona questa per il premier Matteo Renzi per un'altra promessa, che basta «perdere tempo» sui diritti, il Pd conferma i suoi tempi per approvare la legge sulle unioni civili in primavera, addirittura entro le regionali. Anche se il Pd sul tema è diviso.