Femminicidio, cinque vittime in 36 ore

Quattro donne uccise, una in fin di vita: dall'inizio dell'anno sono già 120 i delitti

Cinque casi in trentasei ore. Quattro femminicidi e mezzo, perché nel quinto caso la donna non è morta ma è in fin di vita. E comunque a dare il sigillo della tragedia è stato il suo fidanzato, uccisosi perché convinto di averla uccisa.

Roma, Montepulciano, Bari, Caserta, Cagliari. Cinque amori malati, cinque storie al capolinea per diversi motivi, cinque situazioni in cui l'uomo ha pensato di cambiare il corso di una storia finita ammazzando la moglie, la compagna, la fidanzata. Perché per alcuni maschi o ti ho io oppure non ti avrà nessuno. Anche a costo di distruggere tutto.

Il bilancio del 2016 parla di 120 donne ammazzate da chi sosteneva di amarle. Centoventi come le sagome disegnate con il gessetto per terra a Palermo da Actionaid. Un dramma di filiera è quello dei nuovi orfani. Secondo l'associazione «Differenza donna» dal 2000 a oggi sono 1628 gli orfani da femminicidio, con 118 casi in più nel 2015 rispetto all'anno precedente. L'associazione chiede che venga sbloccato l'iter, fermo al Senato, della legge che prevede l'istituzione di un fondo per gli orfani e per l'indennizzo delle vittime di reati di genere.

Il femminicidio ha anche un costo sociale enorme. Lo ha studiato la ong di cooperazione allo sviluppo WeWorld, secondo cui ogni anno lo Stato spende 17 miliardi a causa delle violenze sulle donne: 2,3 miliardi di costi vivi (tra cui 460 milioni di spese sanitarie, 421 di costi giudiziari, 290 di spese legali, 604 di mancata produttività) e 14,3 miliardi di costi umani e di sofferenza.

In Italia secondo WeWorld sono 6.788.000 le donne tra i 16 e i 70 anni sottoposte a qualche tipo di violenze, il 31,9 per cento del totale. dati probabilmente sottostimati visto che in base a un sondaggio solo il 18,2 per cento delle donne che hanno subito violenze li percepisce come reati e solo l'11 per cento le denuncia. La scarsa sensibilità degli italiani nei confronti di questo fenomeno emerge da un altro dato, una ricerca Ipsos commissionata da WeWorld: il 35 per cento degli italiani tra i 18 e i 65 anni considera le violenze sulle donne una questione domestica, quindi non di rilevanza penale e sociale. E il 25 per cento dei giovani tra i 18 e i 25 anni la derubrica a raptus momentaneo, frutto del troppo amore e comunque alimentata «dagli atteggiamenti e dagli stili di vita assunti dalle donne». Insomma, minimizzare è grave quasi quanto menare le mani.