Fermata la madre di Loris: ancora troppi sospetti

Prelevata da casa e condotta in Procura per chiarire tutte le bugie. Il marito: «Se è stata lei mi cade il mondo addosso»

Valentina Raffa

Ore 17.25. Via Garibaldi, un strada buia e stretta come un incubo, è illuminata dai lampeggianti delle auto di polizia e carabinieri. Una vettura della questura entra nel cortile dell'abitazione della famiglia Stival. Ne esce qualche minuto dopo con Veronica Panarello, la mamma di Loris, sul sedile di dietro con il volto coperto da un cappuccio. Al suo fianco c'è il marito, Davide, sempre con la stessa espressione: incolore, come la felpa che in questi giorni non ha mai smesso di indossare.

Gli inquirenti sospettano che Veronica sia coinvolta (non si sa bene ancora a quale titolo) nell'omicidio del figlio di 8 anni: strangolato con una fascetta di plastica e buttato in un canale nelle campagna di Santa Croce Camerina (Ragusa). Nel caso di iscrizione nel registro degli indagati, a formalizzarle l'accusa di sequestro di persona, omicidio volontario e soppressione di cadavere sarà personalmente il procuratore di Siracusa, Carmelo Petralia. Ma per tutta la serata di ieri l'avvocato della famiglia Stival, Francesco Villardita ha tenuto però il punto: «Nulla di nuovo rispetto a prima: la mia assistita è sentita come persona informata sui fatti. E, lo ribadisco, non è indagata, meno che mai fermata o arrestata». Sarà anche così, ma certo la dinamica con cui la mamma di Loris è stata prelevata da casa e portata in procura ricordano proprio quella di un fermo in piena regola.

La nuova convocazione di Veronica Panarello, 25 anni, casalinga, è stata decisa dalla Procura di Ragusa perché è stato completato l'esame sia delle immagini di tutte le telecamere presenti lungo il tragitto che la donna sostiene di aver compiuto sabato, sia dei tabulati telefonici del suo cellulare. A questo punto, i pm non possono fare a meno di chiedere a Veronica Panarello puntuali chiarimenti su una serie di circostanze da lei riferite e che non combaciano con i dati emersi dagli accertamenti tecnici sulle immagini e sul traffico telefonico. E se questi chiarimenti non saranno sufficienti, scatterà a suo carico il fermo per gravi indizi. A tarda sera, dopo quasi cinque ore a palazzo di giustizia, Davide si sarebbe sfogato così con gli investigatori: «Se è stata davvero lei mi cade il mondo addosso, non ci posso credere...».

La Procura è sicura di aver inchiodato la donna su tutti i punti-chiave della sua ricostruzione della mattina del 29 novembre: orari, itinerari, soste, incontri, telefonate, sms. Per ognuno di questi capitoli, le falsità abbonderebbero. La pensa in maniera opposta l'avvocato Villardita: «Tutto quello che la Procura ha in mano è frutto della piena collaborazione della signora Veronica che non è mai stata reticente. Non c'è un solo particolare che abbia tenuto nascosto. Ha detto tutto ciò che sapeva. E che corrisponde alla pura verità».

E Veronica, anche nel drammatico interrogatorio fiume, ha ribadito: «Ho accompagnato Loris a scuola». Peccato che le telecamere provino il contrario. E poi: «Sono stata io a consegnare le fascette alle maestre e a chiedere loro di portarle ai carabinieri; sono stata io a indicare tutti i percorsi in auto (compreso quello nella zona del «vecchio mulino») compiuti la mattina in cui Loris è scomparso; sono stata io a dire di essere tornata a casa dopo aver accompagnato mio figlio più piccolo in ludoteca; sono io che ho detto di aver gettato il sacchetto della spazzatura». Sacchetto mai trovato, al pari dello zainetto che sembra essersi volatilizzato nel nulla.

Dal punto di vista del suo profilo psicologico, Veronica Panarello, rappresenta comunque un'anomalia: «Il suo tentativo di suicidio ai tempi dell'adolescenza - ci spiega la psicoanalista Vera Slepoj - ne fa un soggetto che tendenzialmente autolesionista, ma difficilmente in grado di riversare istinti violenti verso il prossimo, a maggior ragione nei riguardi di un figlio». «Nella casistica delle mamme killer - aggiunge l'esperta - non esiste poi la figura della madre che dopo aver ucciso la carne della sua carne, si disfa del cadavere buttandolo via come fosse un rifiuto. In questa fase post omicidiaria è facile che invece subentri un complice uomo col compito di “liberarsi“ del cadavere». Teorizzazioni che la cronaca nera spesso si incarica di concretizzare drammaticamente.