Fermato per la strage di Tunisi Arrivato in Italia su un barcone

Ventiduenne marocchino arrestato a Milano: è sospettato di essere la mente dell'attentato al museo del Bardo. La polizia: «L'uomo era già stato espulso»

MilanoLa madre lo difende con foga, come fosse sotto i riflettori in diretta con Barbara D'Urso: «A mio figlio la jihad non piace nemmeno! E poi il giorno dell'attentato al museo tunisino era davanti alla televisione con me». Il fratello idem, non nutre dubbi sulla sua innocenza: «Non ha commesso nessun reato; è arrivato su un barcone come tanti altri e da quel momento non è più partito dall'Italia». Le vicine di casa lo assolvono senza farsi domande o comparare date, ma solo perché, magari, è stato gentile e ha sempre salutato sulle scale: «È un bravo ragazzo, state commettendo un grave errore, non ha fatto nulla. Nei giorni dell'attentato era qui. La madre ha fatto tanti sacrifici per lui. Sta cercando lavoro». «Ma chi, quel ragazzino?» le fa eco la titolare di un negozio di alimentari della zona.

Nulla da eccepire: Abdel Majid Touil, 22enne marocchino noto con il soprannome di «Abdallah», si era calato nei panni di bassissimo profilo del perfetto terrorista islamico che voglia fare proselitismo durante la latitanza in un Paese che non è il suo senza dare nell'occhio. Così si era ammantato dell'anonimato più totale, ostentando un'apparenza tranquillissima, modi ineccepibili, miti. E visto che era persino carino d'aspetto, ha carpito la simpatia della gente. Probabilmente nemmeno la sua famiglia sa chi sia veramente questo giovane che martedì sera, mentre si allontanava tranquillo, a piedi, per non destare sospetti, dall'appartamento dove vivono la madre e i due fratelli a Gaggiano (località dell'hinterland a est di Milano, sul Naviglio Grande) è stato fermato dagli investigatori della polizia di stato (Digos) e dei carabinieri (Ros) che su di lui avevano in mano una documentazione da far rizzare i capelli in testa. Il ragazzo ha sorriso anche stavolta e, una volta nelle mani delle autorità, si è chiuso nel silenzio più assoluto. Aveva saputo che stavano per catturarlo e tentava di filarsela senza dare nell'occhio? Gli inquirenti non parlano. Su mandato della Procura di Tunisi Abdel Majid Touil è indagato per terrorismo internazionale e sospettato di essere tra gli autori dell'attentato al Museo del Bardo a Tunisi avvenuto il 18 marzo scorso. Per il governo tunisino, infatti, è fra i responsabili dell'attentato al museo sia nella fase di pianificazione che in quella esecutiva ed è un reclutatore di jihadisti. Mica poco per un «ragazzino». Sempre secondo le norme tunisine, inoltre, sul giovane «Abdallah» pendono accuse come omicidio volontario, adesione a organizzazione terroristica, incendio e cospirazione contro la sicurezza interna dello Stato.

Ieri mattina il dirigente della Digos Bruno Megale ci ha tenuto a sottolineare che l'allarme sulla presenza del terrorista è arrivato dall'intelligence, quindi dai servizi. «Touil era quasi uno sconosciuto da noi: la sua unica traccia risale al febbraio scorso, quindi un mese circa prima degli attentati, quando venne identificato a Porto Empedocle dopo essere sbarcato insieme ad altre 90 persone da un barcone proveniente dalla Tunisia - ha detto il capo della Digos -. In quella occasione venne espulso con un decreto, ma non si sa ancora quando sia rientrato in Tunisia, né quando sia tornato in Italia dopo aver partecipato all'attentato di cui lo accusa la Tunisia».

«La madre di Abdel Majid - ha spiegato ancora Megale - è regolare sul territorio e lavora come badante, ma anche le autorità tunisine non sanno ancora da quanto tempo lei e gli altri due figli si trovassero sul territorio italiano».

La donna tuttavia è protagonista del secondo breve momento in cui Touil rientra nei radar della giustizia italiana, dopo l'ordine di espulsione del febbraio scorso: a metà aprile, e quindi un mese dopo l'attentato al Museo del Bardo, la donna va dai carabinieri di Trezzano sul Naviglio per denunciare la scomparsa del passaporto del figlio. Un elemento che gli investigatori stanno valutando per stabilire eventuali nessi con l'attività terroristica di Abdel Majid, che allo stato attuale restano però una pura ipotesi.

Nel corso della perquisizione a casa del marocchino, la Digos ha sequestrato del materiale, tra schede e appunti. Intanto a Milano sono state avviate le procedure per la sua estradizione. Dopo che il ministero degli Esteri italiano avrà inoltrato la richiesta di estradizione alla Tunisia, le carte verranno trasmesse alla Procura Generale che chiederà alla Corte d'Appello di fissare un'udienza camerale.

Il giovane verrà giustiziato? In Tunisia, dopo essere stata abolita, la pena di morte è stata ripristinata. E in teoria, la Costituzione italiana vieta l'estradizione in Paesi dove è prevista.