Ferrara, ecco le barricate contro gli immigrati: «Noi né razzisti né servi»

Gorino in rivolta contro gli stranieri. Il governo: «Non è l'Italia». Ma il prefetto fa marcia indietro

Una pianura piatta e immobile. Rettilinei interminabili. L'acqua del Po, l'acqua della laguna, l'acqua. Non succede mai nulla da queste parti. Poi, di colpo, lo Stato dà una spallata alla secolare quiete del borgo: i carabinieri fanno irruzione nell'unico ostello di Gorino, minuscola frazione della piccola Goro, e sventolano sotto il naso della signora Saner Nikolic, per ironia della sorte straniera pure lei, un bel decreto di requisizione: le cinque camere, anzi sei perché si conta pure uno sgabuzzino, ospiteranno dodici donne, una incinta, più i loro figlioletti.

I profughi hanno la precedenza e lo Stato va di fretta, non ha tempo per spiegare. Solo che i militari non fanno in tempo ad andarsene che la rivolta è già cominciata. La signora Nikolic si affloscia su se stessa, frastornata. I vecchi che giocano a carte, i ragazzi che bevono una birra, i pescatori di vongole che fanno due chiacchiere, insomma tutti gli abitanti del paese, hanno visto la faccia stravolta di Saner e hanno capito. In cinque minuti la mobilitazione supera i confini del bar, che è stato escluso dal provvedimento del prefetto, e corre lungo l'unica strada di Gorino. Rabbia. Frustrazione. Incredulità. La notte porta l'incendio: la strada di accesso alla pulviscolare frazione viene sbarrata con bancali di legno, manco Gorino fosse l'epicentro di una rivolta anarchica, da foto d'archivio dei primi Novecento. E invece siamo a due chilometri dal Faro che segna il punto in cui il Po muore dopo una lunga corsa. Fra sbadigli e zanzare.

Non doveva accadere ma è successo e per qualche ora il villaggio calamita telecamere e taccuini, conquistando sul campo la leadership di un'Italia presunta razzista. E xenofoba, con il Delta del Po a scimmiottare l'Alabama e l'America profonda. È solo un equivoco: più una pagina strappata del Galateo che una questione di colore della pelle, ma ormai la frittata è fatta. Di buon mattino si capisce che i pescatori di vongole hanno vinto la partita. Le autorità, spaventate dalle facce feroci, ingranano di corsa la retromarcia. I profughi vanno altrove, lo Stato sconfitto prova a screditare i cittadini che l'hanno messo in ginocchio. «A Goro si dovrebbero vergognare», tuona da Roma il capo del dipartimento immigrazione del Viminale Mario Morcone. E il ministro dell'Interno Angelino Alfano si sintonizza sulla stessa lunghezza d'onda: «Organizzare blocchi stradali davanti a dodici donne non fa onore al nostro Paese, quella non è Italia».

Ma nella grande sala dell'ostello, davanti alla tv accesa, la pensano in tutt'altro modo. «Non ci possono trattare così, non possono occupare in cinque minuti un'attività di successo, costruita in anni di sacrificio e perno dei nostri equilibri quotidiani - si arrabbia Antonella Telloli che ha partecipato come tutti alla battaglia - una mossa del genere rischia fra l'altro di mettere in fuga il poco turismo che c'è e che potrebbe fare da volano per la zona». I ciclisti. I percorsi nella nebbia sull'argine del grande fiume. Il bird-watching. Gualtiero Paesanti, pensionato, scende dalla bicicletta con una smorfia che dice tutto: «Questo è un posto chiuso, diffidente, abitudinario, dove i cinquecento abitanti si conoscono tutti. Figurarsi se potevamo accettare un'invasione del genere: 12 profughi che sarebbero stati solo i primi 12, l'avanguardia di un'invasione». Meglio mostrare subito i canini, in barba alla retorica della pietas.

Il prefetto di Ferrara Michele Tortora prima batte in ritirata, poi lascia trapelare la sua irritazione: «Sono sconcertato». Peccato che il suo ufficio si sia mosso come l'elefante in cristalleria. E Diego Viviani, sindaco di Goro, fin qui noto solo per essere la patria di Milva, fa a pezzi lo specchio creato fra Ferrara e Roma: «Non siamo come ci hanno dipinto, non siamo razzisti, abbiamo i nostri valori. Ma non possono trattarci in questo». Sottinteso, ma non troppo: «Non siamo servi o cittadini di serie b». Poi annuncia la vittoria: «L'ostello è uscito dall'agenda del prefetto». Lo applaudono, poi il paese torna in letargo.