Fi: in moschea sermoni in italiano Obbligatorio l'albo degli imam

RomaRegistro delle moschee, albo degli imam e prediche solo in italiano. In tempi di terrorismo internazionale Forza Italia chiede «totale trasparenza» e dice basta al far west che può favorire attività eversive nei luoghi di culto islamici. Una proposta di legge in 11 articoli è stata presentata il 19 marzo dal gruppo degli azzurri a Montecitorio.

La prima firmataria, Daniela Santanchè, ieri ha spiegato in una conferenza stampa: «Credo che arrivi nel momento giusto, in cui occorre dire basta. Da noi spesso gli imam diventano star mentre sono considerati dei delinquenti nei loro paesi d'origine. Con questa legge è possibile pregare ma non allevare predicatori d'odio. Non si vuole vietare ma regolamentare». Il capogruppo Renato Brunetta annuncia che sarà al più presto portata nelle commissioni competenti e in aula e sottolinea che sono già in corso contatti con la Lega: «Molti, se non l'intero gruppo, sono interessati a sottoscriverla».

Per Fi le moschee devono essere tenute sotto controllo. Il prefetto competente dovrà «vigilare sullo svolgimento della attività compiute» all'interno delle moschee e, se necessario, potrà chiedere al Viminale «la revoca dell'iscrizione all'albo degli imam». Ci dovrà essere l'obbligo di valutazione e formazione dei predicatori a livello universitario; dovranno avere la fedina penale pulita, conoscere la lingua italiana e non aver alcun tipo di rapporto con associazione terroristiche. Forza Italia denuncia una proliferazione delle moschee nel nostro Paese «avvenuta senza alcun controllo». La legge intende fornire gli strumenti per mettere ordine perché, dice Brunetta, «la nostra cultura ha il diritto di difendersi, ma non c'è nessuna volontà di discriminare». Per la Santanchè le norme servono ad arginare «moschee fai da te, nate come funghi e senza obblighi», in alcuni casi con fini eversivi. Fa l'esempio della moschea di viale Jenner a Milano, «rivelatasi tra le principali basi di Al Qaeda. In questi luoghi c'è il rischio che si allevino coloro che vogliono minare i principi e le fondamenta della nostra democrazia, e non possiamo permettere che ciò accada».

Gli imam dovranno avere tutti cittadinanza italiana e domicilio nel nostro Paese. La domanda per essere iscritti nel registro sarà sottoposta ad una commissione e la revoca - definitiva - è prevista se saranno imputati per delitti non colposi con pena non inferiore nel massimo a 3 anni o se avranno comportamenti di minaccia dell'ordine pubblico e della sicurezza dei cittadini. Ogni anno, l'imam dovrà presentare bilancio ed elenco dei finanziatori anche esteri. Il prefetto vigilerà e, in casi di particolare gravità, potrà chiudere la moschea. Ai giornalisti la Santanchè ha raccontato: «Sono stata condannata a pagare 30mila euro all'associazione Ucoii, perché in un dibattito tv ho detto che è legata ai Fratelli musulmani e quindi legati ad Hamas. Ma io non pagherò mai quei soldi. Mi pignoreranno quello che ho, anche lo stipendio da parlamentare, si accomodino pure».

Commenti

Raoul Pontalti

Ven, 24/04/2015 - 15:07

Proposta razzistico-elettoralistica scombiccherata e inapprovabile e inapplicabile. Per tacer del resto, ma mi si spiega perché io ad es. a Teheran, nella Repubblica islamica dell'Iran, alla chiesa della Consolata il mercoledì alle 17/30 ad es. posso seguire la Santa Messa in italiano (e in giorni diversi in altre elingua europee oltre naturalmente al persiano) e i miei amici iraniani o siriani non potrebbero alla moschea di Colle Sant'Elsa salmodiare il Corano nella lingua del profeta Maometto? Perché questa disparità? Ognuno prega nella lingua che gli pare. Io il Padre Nostro lo recito ovunque nella lingua in cui me lo insegnò mia madre, ossia in italiano con pronuncia trentina e nessuno potrà mai costringermi a recitarlo in lingua diversa (salvo che in latino o in greco nelle versioni della Vulgata e dei Septuaginta rispettivamente).