Un film già visto con il caso Quarto È la resa dei conti tra Fico e Di Maio

Pasquale Napolitano

Un film già visto a parti invertite. A Quarto, c'era Rosa Capuozzo, il primo sindaco del M5S della Campania, arrivato alla guida del Comune, dopo lo scioglimento per camorra, con la benedizione di Roberto Fico, il grillino, presidente della commissione di Vigilanza della Rai. A Roma, c'è Virginia Raggi, approdata in Campidoglio, dopo lo scandalo di «Mafia Capitale», con lo sponsor Luigi Di Maio, il vicepresidente della Camera dei Deputati e leader in pectore del movimento. Il destino della Raggi appare segnato, così come lo fu, dopo 10 mesi di amministrazione, quello di Rosa Capuozzo. Al primo intoppo, alla prima difficoltà, Beppe Grillo mollò il sindaco di Quarto, ritirando simbolo e appoggio. A spegnere il fuoco grillino fu John Woodcock, pm dell'antimafia di Napoli, che indagò Giovanni De Robbio, primo degli eletti nella lista del M5S a Quarto, fedelissimo del sindaco, con un'accusa grave: condizionamento dell'attività amministrativa per favorire ditte in odore di camorra. Dell'indagine erano a conoscenza la Capuozzo e Roberto Fico (il deputato fu ascoltato dai magistrati): i due rimasero in silenzio fino all'esplosione mediatica della storia. Fico fu massacrato per aver «mentito» al Movimento non solo dagli avversari politici ma dalla fronda interna del M5S vicina a Di Maio che utilizzò il caso Quarto per la resa dei conti. Capuozzo tentennò, rassegnò le dimissioni, assecondando l'ordine partito dal blog di Beppe Grillo, ma poi inserì la retromarcia e riuscì a trovare una maggioranza alternativa, restando in sella.

A Roma, ora, si consuma la vendetta di Fico contro Di Maio. Fico vuole la testa Di Maio. La strada imboccata da Virginia Raggi pare condurre alla stessa meta di Rosa Capuozzo: restare sindaco della Capitale senza il simbolo del M5S. Per ora, il primo cittadino ha detto sì alle richieste di Grillo. Via il vicesindaco Daniele Frongia. Via il capo della segreteria politica Salvatore Romeo e Renato Marra, funzionario dell'area Turismo e fratello maggiore di Raffaele, braccio destro della Raggi arrestato per corruzione. Il sindaco ha mollato, ha accettato un commissariamento nei fatti, facendo, però, trapelare l'insofferenza per i metodi usati da Casaleggio jr e Grillo. La spia di una rottura in vista tra la Raggi e il M5S. Il tempo per trovare una maggioranza alternativa in Consiglio e sbarazzarsi dei diktat. A Roma la partita è più delicata: il M5S ha 29 consiglieri su 48. Il gruppo, per ora, si mostra compatto sulla linea di Grillo ma la Raggi è già al lavoro per costruire una sua maggioranza, trasversale, per salvare poltrona e «raggio magico».