Filmato l'omicidio dell'orafo C'è anche il Dna del killer

Pronto un identikit dell'assassino, che forse aveva un complice Resta un mistero: perché il diffidente gioielliere gli ha aperto?

RomaLe telecamere interne alla gioielleria hanno ripreso tutto. E ora i carabinieri stanno guardando e riguardando quelle immagini per dare un nome al rapinatore che mercoledì pomeriggio, in Prati, quartiere-bene di Roma, ha ucciso Giancarlo Nocchia, 70 anni. Un identikit sarebbe già pronto. Ma sulle indagini c'è il massimo riserbo.

Nocchia era chiamato il «maestro» nell'ambiente, un artigiano più che un semplice orafo, che creava preziose opere d'arte, non gioielli commerciali. In via dei Gracchi lo conoscevano tutti. E tutti volevano bene a quell'uomo sempre gentile che ogni giorno tirava giù la saracinesca per la pausa pranzo. Ed è stato proprio subito dopo la riapertura, mercoledì, che ha fatto entrare il suo assassino. Un uomo che ha suonato il campanello della sua gioielleria fingendosi cliente. Il rapinatore-killer indossava una parrucca scura ed occhiali, probabilmente perché sapeva che nel negozio c'era un sistema di sicurezza che lo avrebbe ripreso e che infatti ha consegnato agli investigatori il film degli ultimi attimi della vittima. Le immagini mostrano l'uomo che entra nel negozio. Non si sa perché il gioielliere, solitamente diffidente, gli abbia aperto. Forse i due si conoscevano, forse il balordo aveva preso contatti con lui in precedenza per ordinare un gioiello. Per questo gli investigatori stanno scavando anche nella vita dell'orafo per ricostruire come abbia trascorso le ultime ore. Una volta dentro al negozio, comunque, il malvivente manifesta subito le sue vere intenzioni. Non è armato, e anche questo viene considerato un dettaglio anomalo da chi indaga, ma la rapina si trasforma lo stesso in tragedia perché l'orafo, che in un primo momento sembra rassegnato all'ennesima rapina, ad un certo punto decide di reagire. Le immagini mostrano una violenta colluttazione tra i due e il rapinatore che colpisce Nocchia più volte alla testa, forse con un oggetto di arredamento che non è stato ancora identificato. Sarà l'autopsia, che si svolgerà oggi, a dire da cosa è stata provocata la morte. Mentre il gioielliere veniva massacrato, nessuno in strada si è accorto di nulla. Nessuno ha visto il rapinatore che dopo aver arraffato quanti più preziosi possibile dalle vetrine e dai cassetti fuggiva in strada perdendo una scatola con un gioiello sul quale potrebbe aver lasciato tracce importanti. I carabinieri del Ris ieri sono tornati in via dei Gracchi per un nuovo sopralluogo. Hanno isolato impronte e tracce biologiche che potrebbero rivelarsi determinanti. E anche se nel negozio il rapinatore è entrato certamente da solo, gli investigatori non hanno ancora escluso che all'esterno un palo possa aver facilitato la sua fuga.

«È un quartiere allo sbando», si sfoga un'anziana signora della zona. Il cognato della vittima, Claudio Pica, che è anche segretario dell'associazione esercenti, chiede al prefetto di convocare il Comitato per l'ordine e la sicurezza: «I commercianti non ce la fanno più e non è possibile che aprire un'attività diventi come andare in guerra». Chiede più presidi e certezza della pena. Non solo in Prati, ma in tutta la città è allarme sicurezza. I commercianti hanno paura e i numeri confermano che non è un allarme campato in aria. «A Roma negli ultimi due anni si è registrato un aumento del 30 per cento di furti e del 15 per cento di rapine», sostiene il presidente della Confesercenti di Roma, Valter Giammaria. Mentre la Confcommercio chiede «sentinelle» nei negozi.