Per un filo del bucato spara dal balcone: quattro uccisi a Napoli

Il killer è un infermiere 48enne senza precedenti. Il raptus dopo una lite. Salvato dal linciaggio, dice: «Ho fatto una stupidata»

NapoliUna vera e propria strage quella avvenuta nel primo pomeriggio di ieri a Napoli. Giulio Murolo, un infermiere di 48 anni senza precedenti penali, dopo pranzo si è barricato nel suo appartamento di via Napoli a Capodimonte, in zona Secondigliano, e ha sparato al fratello e alla cognata, prima con una pistola, poi con un fucile a pompa. Poi si è affacciato dal balcone e ha cominciato a far fuoco all'impazzata, circondandosi di una serie di bombole a gas con la minaccia di far saltare in aria l'abitazione. Un vero inferno durato un'ora e mezzo. I testimoni hanno raccontato di aver udito in tutto una quindicina di detonazioni. La scarica di proiettili ha ucciso anche un passante e un ufficiale dei vigili urbani non in servizio che stava prestando soccorso in quei concitati minuti. Il bilancio complessivo è di 4 morti e 6 feriti, tra cui un altro vigile, due carabinieri, due poliziotti e una persona che per sua sfortuna percorreva la strada in quel momento. Nessuno di loro è in pericolo di vita, anche se il vigile è in condizioni critiche.

L'infermiere si è arreso alla fine di una lunga trattativa e di una irruzione dei caschi blu nell'abitazione, che lo hanno portato fuori vivo. Ma quando l'uomo è stato fatto entrare nell'auto della polizia ha rischiato il linciaggio: la comunità di residenti accalcata intorno al luogo della strage si è scagliata con violenza contro la vettura per colpire l'assassino, prima che con difficoltà la volante riuscisse a liberarsi dall'imbuto di gente. E non è la prima volta che la popolazione partenopea reagisce in maniera veemente all'indirizzo di killer, che nella concezione dei residenti di Napoli diventa anche «reo di aver rovinato la vita a un intero quartiere».

Giunto in questura l'assassino ha mantenuto un atteggiamento gelido e avrebbe solo sibilato: «Ho fatto una cazzata», prima di chiudersi in un enigmatico silenzio. In casa sono state trovate numerose armi, regolarmente denunciate. Gli inquirenti parlano di un vero e proprio arsenale, collezionato da Murolo, che era un appassionato di caccia. La storia avrebbe dell'incredibile già così, ma a ricoprirla di un ulteriore alone di inquietudine è il motivo della sparatoria. All'origine di tutto, infatti, vi sarebbe un motivo banalissimo: una lite per un filo steso per il bucato, innestata su vecchi dissapori per questioni di interesse tra il killer e suo fratello. È quanto si apprende sul posto dal racconto dei vicini di casa di Giulio Murolo.

La grave cronaca di ieri riapre l'annosa discussione sul problema sicurezza e sulla cultura delle armi in Italia. Il dibattito si era già acceso lo scorso 9 aprile, quando al Tribunale di Milano un uomo uccise tre persone con la propria pistola, ora è la volta dei fatti di Napoli. Per alcuni, episodi del genere non fanno che confermare che anche in Italia - complice la crisi e il disorientamento di alcuni soggetti calati in complicate realtà sociali - ci stiamo avvicinando all'ambiguo rapporto che gli americani hanno con le armi. Una relazione che negli Usa nel corso del tempo è degenerata ed ha di certo assunto i tratti della «cultura della morte»: si susseguono i raptus che colpiscono anche cittadini incensurati e ritenuti «normali» dalla società. E perfino Giulio Murolo, che lavorava nel reparto di Chirurgia toracica dell'ospedale Cardarelli di Napoli, pare che non avesse mai dato segni di squilibrio.

«Non avevamo mai avuto segnalazioni di problemi relativi al suo operato all'interno dell'ospedale», ha riferito il direttore sanitario dell'ospedale Franco Paradiso.

Intanto il sindaco di Napoli Luigi De Magistris ha deciso di annullare la cerimonia d'inaugurazione della stazione della metropolitana di Napoli prevista per oggi alla presenza del presidente del Consiglio Matteo Renzi e ha proclamato lutto cittadino dalla giornata di oggi fino al giorno dei funerali.