Fine pacchia: basta soldi ai bamboccioni scansafatiche

I figli non si cercano un lavoro? Non hanno diritto a essere manutenuti dai genitori. Tempi duri per i bamboccioni anche nelle aule di giustizia: viziati dai Tribunali d'Italia, sculacciati dalla Cassazione. Che con una sentenza fresca di deposito conferma il pugno duro contro gli over 30 che di sudarsi il pane non ne vogliono sapere e pretendono, carte bollate alla mano, di essere mantenuti vita natural durante (o quasi) da padri e madri. L'orientamento, a dire il vero, era emerso già nel recente passato. Tuttavia, nonostante ciò, nel tempo non sempre le corti minori si sono adeguate: lo scorso aprile il Tribunale di Modena ha sancito, per esempio, l'obbligo del mantenimento in favore di un ventottenne già in possesso di laurea, ma intenzionato ad iscriversi ad un corso di cinematografia in un'altra città. Adesso, però, arriva il nuovo pronunciamento della Cassazione, che pare voler fare piazza pulita dell'estro creativo tribunalizio. All'esame della Corte è finito il caso di due trentenni che in primo grado ed in Appello s'erano visti riconoscere il diritto all'assegno: lui ancora universitario, lei già laureata ma pronta a conseguire una seconda laurea, avevano ottenuto che il babbo continuasse a scucire fior di euro per consentir loro di continuare a inseguire sogni e desideri. Gli ermellini hanno cancellato il verdetto e chiarito: «L'obbligo del genitore separato di erogare l'assegno mensile per contribuire alle spese ordinarie e partecipare a quelle straordinarie può cessare non solo quando il figlio acquisti una sua stabile indipendenza economica, ma anche, in mancanza di ciò, di fronte a una valutazione sulla sua condotta complessiva, quando essa faccia presumere che il giovane non abbia alcuna voglia di lavorare».

Fine della pacchia: per gli scansafatiche non c'è n'è più. GIac