Finmeccanica ultima vittima dell'Italia sfasciata dalle toghe

«Repubblica» e «Corriere» nascondono l'uscita dall'inchiesta del colosso in piccoli trafiletti. Quando nel 2013 scattarono le manette, la notizia finì in prima pagina

E adesso che è uscita pulita dall'inchiesta che l'ha massacrata, chi risarcirà Finmeccanica? Chi le restituirà il denaro perduto, i contratti cancellati o nemmeno firmati, le quote di mercato internazionale lasciate alla concorrenza? Chi le ricostruirà un'immagine infangata da accuse di corruzione finite in nulla? Chi riporterà una delle imprese più importanti della povera economia italiana alle condizioni in cui si trovava prima di essere travolta da un'inchiesta bufala?

Non lo faranno i magistrati che l'hanno trascinata nella polvere. Era il 12 febbraio 2013 quando la procura di Busto Arsizio (Varese) arrestò Giuseppe Orsi, presidente e amministratore delegato di Finmeccanica, accusato di corruzione internazionale e false fatturazioni, e mandò ai domiciliari Bruno Spagnolini, amministratore delegato di Agusta Westland. Avrebbero versato tangenti per oliare la vendita al governo indiano di 12 elicotteri Agusta di ultima generazione, gioielli della tecnologia aeronautica italiana. I due manager hanno sempre negato tutto.

Quello dei 12 superelicotteri era un affare da 560 milioni di euro, che sono andati in fumo. E chissà quanti altri affari sono saltati perché Finmeccanica era stata resa impresentabile da quell'alone di sospetto che l'ha avvolta nell'ultimo anno e mezzo.

Ora invece la stessa procura che ordinò gli arresti ha riconosciuto che il colosso industriale pubblico è estraneo alle accuse. E nel processo con rito immediato che si sta svolgendo nel tribunale di Busto Arsizio contro Orsi e Spagnolini, non c'è la prova del passaggio di denaro (50 milioni di euro in fondi neri) a intermediari e alti ufficiali dell'esercito indiano. Il 3 ottobre sarà pronunciata la sentenza e i due top manager potrebbero essere assolti.

Chi paga per i due anni di fango? È la domanda che si è posto ieri il governatore lombardo Roberto Maroni con un tweet . Se non lo fanno i giudici, non risarciranno Finmeccanica nemmeno i grandi giornali che allora sbatterono i mostri in prima pagina e ora se la cavano con due colonne in cronaca. Repubblica sparò la notizia degli arresti come titolo di apertura del giornale: «Finmeccanica, vertici in manette». Ieri l'archiviazione è stata nascosta con un trafiletto al piede della pagina 19. Trattamento simile anche sul Corriere della Sera : la «Tempesta su Finmeccanica» che campeggiava in prima pagina è scivolata a pagina 15.

L'archiviazione delle indagini sulla vendita degli elicotteri non ha trovato spazio sulla vetrina nemmeno della Stampa e del Messaggero . Non è una novità, la magistratura che arresta conquista titoloni mentre quella che proscioglie vale al più una breve. Che non cancella anni di fango gettati a piene mani anche con la pubblicazione di chilometriche intercettazioni telefoniche secondo le quali Finmeccanica non sarebbe uno dei primi gruppi industriale al mondo nel settore dell'alta tecnologia e dei sistemi di difesa, ma una manica di corruttori.

Ieri l'azienda ha recuperato qualcosina in Borsa guadagnando lo 0,86 per cento. Per la banca di investimenti Intermonte l'uscita dall'inchiesta «fa notevolmente crescere le possibilità che l'arbitrato richiesto da Finmeccanica si risolva positivamente e che si possa riprendere un'attività di tendering negli elicotteri nel Paese indiano». Speranze, previsioni, auspici; i fatti sono però un'altra cosa.

Ma c'è un'altra vittima dell'inchiesta di Busto, cioè la Lega Nord. Secondo le accuse della procura, una parte della presunta maxitangente (10 milioni di euro) sarebbe stata destinata al Carroccio, che aveva sponsorizzato la nomina di Orsi al vertice della holding industriale pubblica. Chi ripulirà il partito padano dal fango?